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  • Regioni, fra 3 anni benefici dai tagliLazio e Sicilia, ma quale sobrietà

    Regioni, fra 3 anni benefici dai tagli Lazio e Sicilia, ma quale sobrietà I governatori di alcune Regioni durante un incontro a Palazzo Chigi 


    ROMA
    – Abolizione del vitalizio dei consiglieri, una sforbiciata alle spese di funzionamento, in qualche caso anche un taglio al  numero di scranni delle assemblee. Dalle Regioni, nelle ultime settimane dell’anno appena trascorso, è arrivata una raffica di impegni e buoni propositi sul tema del taglio ai costi della politica. Uno stile imposto anche dal rigore delle ultime manovre, oltre che dal clima di indignazione montante nel Paese. Un trend "virtuoso" sicuramente esiste, ma qual è la portata delle scelte fatte? E la stagione degli sprechi è davvero finita? Spulciando nei bilanci regionali si scoprono diversi comportamenti in controtendenza, enormi differenze tra un ente e un altro. Ma soprattutto si capisce che il grosso dei sacrifici è rinviato alla prossima legislatura.

    PARLAMENTI REGIONALI, DATI IN SINTESI
     
    Addio ai vitalizi, ma dal 2015. Nelle ultime settimane alcune Regioni (Sardegna, Sicilia, Fiuli Venezia Giulia, Toscana) hanno deciso  il taglio dei consiglieri, adeguandosi a quanto previsto dalla manovra d’agosto. Altre (come le Marche, la Valle d’Aosta, la Toscana) hanno votato una riduzione di benefit o di spese di trasferta. Il segnale più significativo del nuovo corso è però l’abolizione delle "pensioni" dei consiglieri regionali. Una decisione presa il 27 ottobre dalla Conferenza delle assemblee regionali d’intesa con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. L’impegno era di tradurre in legge questa scelta sull’addio ai vitalizi nel giro di sei mesi: quindici Regioni si sono già adeguate, le altre si preparano a farlo. Il nuovo sistema, però, entrerà in vigore ovunque solo nella prossima legislatura, a partire dal 2015. Quindi i benefici del passaggio al contributivo si vedranno dal 2020, cioè tra ben otto anni, mentre consiglieri e assessori attuali conserveranno le stesse regole. Insomma, sacrifici sì ma da parte di chi sarà eletto in futuro. "Non potevamo fare di più, non è possibile toccare i diritti acquisiti", è stata la spiegazione fornita da Nord a Sud. Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani – partito da sempre in prima fila sul tema dei costi della politica – è tranchant: "Almeno i parlamentari hanno toccato il regime attuale: il nuovo sistema contributivo pro rata, per deputati e senatori, entrerà in vigore già dal 2012. Le Regioni, invece, hanno scelto la logica del rinvio".
     
    Indennità salve dai tagli delle Camere? In alcune finanziarie regionali approvate negli ultimi giorni è spuntato intanto un articolo che suscita perplessità e sospetti. Dal Friuli-Venezia Giulia al Lazio, dal Piemonte alla Lombardia fino alla Puglia è stata approvata una norma che sgancia le indennità dei consiglieri da quelle dei parlamentari. D’ora in poi saranno vincolate solo all’adeguamento Istat (in Piemonte, in realtà, congelato fino al 2013). Forse un modo per salvare gli stipendi dei consiglieri regionali dai tagli che dovrebbero essere approvati, entro gennaio, sia alla Camera che al Senato?  Le polemiche hanno investito soprattutto il Lazio (anche per altre scelte molto discusse della giunta Polverini) e la Puglia, dove il governatore Vendola è stato costretto a intervenire garantendo: "Un secondo dopo che il Parlamento avrà modificato gli assetti retributivi, dovremo immediatamente adeguarci".

    Ma quale sobrietà. In questi ultimi giorni di tagli e rincari, ha fatto particolarmente scalpore la decisione della giunta Polverini di estendere l’assegno a vita – finora destinato solo ai consiglieri – anche agli assessori esterni, che nel Lazio sono addirittura 14. Un’operazione che potrebbe costare alla Regione un milione di euro (anche la giunta ligure guidata da Claudio Burlando ha avuto qualche grattacapo sulla questione dei membri esterni della giunta). Sempre restando alla cronaca degli ultimi giorni, si segnala il record di consulenze della Regione Sicilia: 13 al mese – l’ultima a poche ore dal Natale  -  per una spesa complessiva che supera il milione e 500 mila euro; e lo stop del commissario dello Stato alla legge con cui l’assemblea regionale siciliana dava il via libera a 1.600 assunzioni. Passando in Lombardia, fa rumore la notizia che l’agenzia di stampa del Pirellone costa da sola 1,7 milioni di euro. Episodi diversi, su e giù per la penisola. Segno però che alcune tendenze resistono anche in clima di austerity.

    Pianeti diversi. Analizzando i dati delle indennità, si scopre che c’è un abisso tra una Regione e l’altra: tra gli 11.400 euro di un consigliere sardo e i 5.600 euro percepiti da un consigliere in Emilia-Romagna (la prima ad abolire i vitalizi, già nel 2010). Così come si nota che l’Assemblea regionale siciliana, nel suo complesso, costa a ogni contribuente cinque volte il consiglio regionale lombardo e più del doppio di quello laziale e piemontese. E che le Regioni meridionali sono nelle primissime posizioni per gli stipendi percepiti dai loro presidenti. Ma, al di là delle differenze, di sicuro moltissimo nel 2012 può ancora essere fatto.
     


  • Crescita ed equità socialeLe parole più votate sono quelle di Monti

    Crescita ed equità sociale Le parole più votate sono quelle di Monti Dalla mostra fotografica sui 150 anni dell’unità d’Italia 

    ROMA"Equità sociale e crescita" è lo slogan più cliccato dai lettori di Repubblica.it nel sondaggio sulle parole chiave del tempo nuovo: la fase, politica ma anche culturale, che si è aperta dopo la fine del governo Berlusconi. In tutto hanno votato  60 mila persone e quest’opzione è stata scelta dal 13 per cento dei partecipanti. Subito dopo, in seconda posizione con il 12 per cento delle preferenze, c’è un altro binomio. Sulla stessa lunghezza d’onda. E’ "rigore e giustizia sociale". Non ci sono dubbi, insomma, su quali siano i valori considerati fondamentali, in qualche modo emblematici sul piano della discontinuità. Massimo Arcangeli, che dirige l’Osservatorio linguistico della Zanichelli, analizza le risposte fornite nel sondaggio del nostro sito.

    TABELLA – I RISULTATI DEL SONDAGGIO

    "In queste risposte c’è la lettura della crisi – dice Arcangeli – c’è la richiesta pressante di una riduzione delle diseguaglianze. C’è il segnale che le sperequazioni sono avvertite come sempre più intollerabili. C’è dentro la domanda di una redistribuzione delle ricchezze, di un taglio dei privilegi della politica, c’è anche la consapevolezza che ci si prepara a un periodo difficile, di sacrifici. Ma mi ha colpito anche la scelta ricorrente della parola dignità (ndr, votata dal 7 per cento, quinto posto nella classifica del sondaggio). Si reclama, secondo me, un recupero di dignità della persona, che passa anche attraverso una riqualificazione del lavoro, contro la frustrazione per lo struttamento e l’ipocrisia della flessibilità a tutti i costi".

    Crescita ed equità sociale – le parole più votate – sono le stesse scelte da Mario Monti per il suo primo discorso dopo l’incarico, il 13 novembre, al Quirinale. E nel primo intervento davanti al Senato, durante il dibattito sulla fiducia. "Non è un caso – dice il linguista – è la prova che il neopremier, al di là del grigiore un po’ professorale, ha saputo scegliere la chiave giusta. Parla un linguaggio di verità. Dietro il concetto di equità c’è l’ineluttabilità dei sacrifici in vista. Ma parlando di crescita Monti sa uscire dal pessimismo e dalla rassegnazione, e dare una spinta forte a reagire". 

    A proposito, nel sondaggio le opzioni che contengono le parole futuro, ottimismo, fiducia, riscatto sono le meno votate. "Indubbiamente questo evidenzia una componente di pessimismo – dice Arcangeli – ma io ci vedo anche un segno di discontinuità positivo. Si dice basta all’ottimismo di facciata, alle parole svuotate di contenuto, per ripartire da un principio di verità".

    Tra gli slogan più votati – terza e quarta posizione – ci sono "il tempo dell’essere dopo gli anni dell’apparire" e "mai più", che appaiono evidentemente polemici rispetto all’era del berlusconismo. "Indubbiamente – spiega il linguista – in queste risposte c’è la speranza che il berlusconismo sia veramente finito. Soprattutto per quella che è stata la sua quintessenza: il dominio dell’apparenza, basata su una comunicazione non molto diversa dalla pubblicità, a partire dalla promozione della vita stessa del leader alla stregua di un film. E’ un basta all’uso delle parole svuotate di significato". Questa forte insofferenza nei confronti del berlusconismo può rappresentare un handicap, in tempi di larghe intese? "Indubbiamente esiste una frattura nel Paese – conclude Arcangeli – ma non credo sia irriducibile. E, comunque, io tornerei al punto iniziale. La scelta di equità sociale e crescita come opzione più votata vuol dire che siamo pronti per la ripartenza. E’ un segnale di speranza". 


  • Per Berlusconi c’è rischio recessione"Ma la soluzione dipende all’Europa"

     Per Berlusconi c'è rischio recessione "Ma la soluzione dipende all'Europa"   

    AMELIA (TERNI) - Per Silvio Berlusconi la telefonata natalizia alla comunità incontro di Don Gelmini è una tradizione. E nelle veste di leader del Pdl, e non più di premier, il Cavaliere è tornato oggi a parlare di politica. Difendendo, come sempre, l’operato del suo governo. "Noi fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di alzare le imposte. Ora invece con queste nuove tasse il rischio è di comprimere i consumi e indurre in recessione l’economia. Ma la soluzione non dipende da noi nè dal governo nazionale, ma dall’Europa".

    Berlusconi ha parlato di un Pdl in "ottima forma". "Voglio ricordare a noi stessi – ha detto – che siamo sempre il partito di maggioranza in Parlamento e che i sondaggi ci danno in forte anzi fortissima ricrescita, perchè gli italiani sono preoccupati".

    Poi una battuta sulle possibili intese per le riforme. "Davvero abbiamo bisogno di un grande cambiamento, una grande riforma dell’architettura istituzionale per potere rendere governabile il nostro Paese. Se riusciremo a farlo in questo tempo che ci divide dalla fine della legislatura potremo veramente dire che abbiamo fatto qualcosa di grande e di importante".


  • Manovra, sindacati in piazza a Montecitorio"La partita delle pensioni non è chiusa"

    Manovra, sindacati in piazza a Montecitorio "La partita delle pensioni non è chiusa" Il segretario della Cisl Raffael Bonanni (ansa)

    ROMA - Il capitolo-pensioni "non è una partita chiusa. Il governo lo sappia. Quella è una partita che va riaperta e bisogna trovare delle soluzioni". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, oggi a Montecitorio a conclusione dei presidi unitari per protestare contro la manovra economica del governo.

    "Non vorremmo scoprire che l’unica riforma che si farà in Italia è quella delle pensioni", ha aggiunto il leader della Uil, Luigi Angeletti, chiedendo più garanzie per il mondo del lavoro "quello che rema in questo Paese". "Noi, i lavoratori – ha detto – siamo quelli che remano, gli altri sono passeggeri e spesso non pagano nemmeno il biglietto".

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    Per questo secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni,  "c’è bisogno di un accordo tra governo e forze sociali, sostenuto dai partiti". Un accordo che deve avvenire però in maniera trasparente perché "fuori da questa logica ci sono le corporazioni e le lobby: il governo scelga da che parte stare". Monti, ha detto ancora la Camusso, "deve discutere con le parti sociali" perché "è l’unico modo per costruire equità, quella equità che non c’è stata nella manovra e di cui il paese ha bisogno". "La partita non è chiusa – ha aggiunto – e se il governo pensa che basta andare dritto, troverà degli ostacoli contro cui andrà a sbattere".

    "I mercati – ha sottolineato Bonanni – non credono a un paese che impoverisce i lavoratori e tassa i poveri, lo spread aumenta perché nessuno crede che questi provvedimenti faranno crescere il paese". Dai sindacati arriva poi l’invito a mettere mano alla riforma fiscale. "La vera riforma strutturale che andrebbe fatta in questo paese per sostenere la crescita, di cui non vi è traccia nella manovra del governo e che invece noi rincorriamo da anni è quella fiscale", hanno ribadito i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. "Noi – affermano all’unisono Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, luigi Angeletti e Giovanni Centrella – abbiamo bisogno di diminuire le tasse sul lavoro, perché questo è l’unico incentivo a far diventare il lavoro conveniente. Questa è la vera sfida del governo se davvero vuole migliorare il nostro paese".

    "C’è una strada che il governo può prendere – ha aggiunto la Camusso – intervenire sul cuneo fiscale, cioè tornare a discutere delle grandi ricchezze e della patrimoniale, per abbassare il peso fiscale sui pensionati. Se non si salvano le condizioni dei lavoratori e dei pensionati, non si salva il paese".

    Solidarietà con la mobilitazione dei sindacati è arrivata dal responsabile economico del Pd Stefano Fassina.  "Le organizzazioni che rappresentano e ricevono ogni mese la fiducia di oltre 10 milioni di uomini e donne, al lavoro, spesso precario, ed in pensione vanno ascoltate, innanzitutto dal governo", ha commentato l’esponente democratico.

    Sul tema della crisi economica da registrare oggi anche l’intervento del presidente del Senato Renato Schifani. "Ora servono liberalizzazioni organiche, con un pacchetto complessivo, non soltanto per singoli settori", ha detto nel corso di una visita alla base militare italiana Shama in Libano riguardo. "Gli italiani – ha continuato – stanno già sostenendo grandi sacrifici e adesso occorre avere il coraggio di riforme serie, strutturali, profonde, coraggiose".

    Casini. "In tanti mi chiedono perchè lo spread non scenda rispetto ai livelli del governo Berlusconi. La risposta è semplice: ieri la Bce comprava miliardi di titoli di stato per sostenere l’offerta, oggi non più. Procediamo con le nostre gambe!" così il leader udc, Pier Ferdinando Casini sul suo profilo Facebook.
     


  • Minzolini, ricorso d’urgenza per il reintegro "Darò battaglia legale, come ha fatto Santoro"

    Minzolini, ricorso d'urgenza per il reintegro  "Darò battaglia legale, come ha fatto Santoro" Augusto Minzolini (ansa)

    ROMA – Augusto Minzolini non si arrende e annuncia battaglia, proprio come ha fatto in passato Michele Santoro. "Sono diventato un azzeccagarbugli. Mi hanno proposto di andare a New York, ma per ora non accetto nulla e vado avanti con il ricorso. Uso gli stessi metodi dell’azienda. Ora capisco Santoro con i suoi ricorsi e i tribunali…", spiega alla Zanzara di Radio24 l’ex direttore del Tg1, rimosso dall’incarico dopo il rinvio a giudizio per peculato. La prima mossa, anticipata dai suoi legali, gli avvocati Nicola Petracca e Federico Tedeschini, è quella di presentare ricorso d’urgenza "al fine di ottenere anzitutto la sua reintegrazione nelle funzioni di direttore del Tg1".

    "Hanno applicato per la prima volta una norma che è inapplicabile solo per farmi fuori" e, aggiunge il ‘direttorissimo’, quanto alla contestata carta di credito, "hanno applicato alla lettera una circolare interna solo con me e il colmo è che le spese di rappresentanza io alla fine le ho rimborsate mentre la Rai le ha scaricate fiscalmente. La Rai ci ha guadagnato, non è un paradosso?".

    In termini legali, gli avvocati Petracca e Tedeschini sostengono che "la legge n. 97/2001, che la Rai ha inteso applicare" nella rimozione dell’ex direttore del Tg1, "non appare conferente alla vicenda concreta e comunque, in generale, applicabile al rapporto di lavoro dei dipendenti Rai". Tale normativa, scrivono ancora i due difensori, "ha avuto, per quanto noto, una rarissima applicazione nel corso della sua vigenza" e "l’unico arresto giurisprudenziale reperito in tema afferma il principio che il rinvio a giudizio del pubblico dipendente non può comportare in via automatica (e, dunque, a prescindere da ogni valutazione dell’opportunità del provvedimento) l’adozione della misura del trasferimento d’ufficio o della sospensione dal servizio: valutazione che, nel caso di specie, è stata totalmente omessa, anche in violazione dei consolidati principi recati dalla legge n. 241/1990".

    Minzolini si scaglia poi contro il suo principale avversario all’interno della Rai, il presidente del Consiglio di amministrazione Paolo Garimberti. "Il tg più brutto? Ma Garimberti da quale cattedra parla? Io nella mia carriera ho fatto diversi scoop e sono finito anche sulla Treccani, di Garimberti non ricordo nulla".

    Anche sulla vicenda della sfida con Enrico Mentana, l’ex direttore si toglie un sassolino. Tutti, dice, parlano del telegiornale de La7, "ma se io avessi fatto un tg come quello, con il 42 per cento di politica, sarei sceso al 13-14 per cento di share. Mentre un tg generalista come il Tg1 ha sofferto di un allargamento della scelta e del mercato".

    L’ex direttore del Tg1 ricorda quindi i suoi trascorsi politici. "Ero di sinistra – spiega – ma dopo l’episodio delle monetine a Craxi al Raphael sono cambiato. Non sopporto i linciaggi di piazza, insieme a quelli mediatici e giudiziari. Berlusconi ha incarnato un processo di modernizzazione che prima non esisteva. Si può dire che Berlusconi sia un rivoluzionario ed è stato sottoposto negli anni a un linciaggio mediatico e giudiziario. Al Tg1 penso di essere stato molto equilibrato e mai schierato. Ho contribuito al pluralismo, visto come è schierata l’informazione italiana; mi hanno emarginato anche perché ho dato informazioni che a molti non piacevano".


  • Monti, subito il Cdm per la "fase due"su lavoro e pensioni scontro con i sindacati

    Monti, subito il Cdm per la "fase due" su lavoro e pensioni scontro con i sindacati  (ansa)

    ROMA – E ora la "fase due". Natale in famiglia per Mario Monti a Milano, con messa di mezzanotte nella chiesa di san Francesco di Paola e passeggiata in parco Sempione. Ma il presidente del Consiglio è già in rientro a Roma per i primi appuntamenti in vista del Consiglio dei ministri convocato per mercoledì. Un segnale questo della riunione del governo in piene festività natalizie, che Monti ha chiesto ai ministri motivandolo con la necessità di mostrare attività e disponibilità del governo dopo i provvedimenti durissimi varati proprio alla vigilia di Natale.

    Pressato dagli stessi due partiti maggiori che sostengono il suo governo, il premier promette le prime proposte per la crescita già nei primi giorni dell’anno. Un passaggio stretto. Il Pd, in particolare, preme per una revisione della riforma previdenziale chiedendo di alleggerire le condizioni dei lavoratori che hanno iniziato l’attività molto presto. Richiesta che sembra, per ora, lontana dall’essere presa in esame. Ma che già è al centro dello scontro con i sindacati. 

    I segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl – parlando proprio davanti a Montecitorio nel presidio del giorno di Natale – lo hanno ripetuto secco: "La partita delle pensioni non è chiusa e la manovra è tutt’altro che equa. Per chiedere agli italiani di condividere i sacrifici occorrono profonde modifiche. E se il governo pensa che per risolvere i problemi basta andare dritto – avvertono – troverà ostacoli contro cui andrà a sbattere". E il messaggio – a confermare le pressioni dalla maggioranza – viene commentato dal responsabile economico del Pd Fassina con un: "Le organizzazioni che rappresentano e ricevono ogni mese la fiducia di oltre 10 milioni di uomini e donne, al lavoro, spesso precario, ed in pensione vanno ascoltate".

    E intanto non poteva non ascoltarli il ministro del Lavoro. Al centro della bufera, la Fornero ha almeno voluto assicurare che non è la modifica dell’articolo 18 il punto di partenza della manovra che il governo inizia a immaginare per la riforma del lavoro. "Ridare fiducia, proteggere il lavoratore e spingere le imprese ad investire". Dovrebbero essere questa le parole d’ordine per avviare la ripresa. Insieme alle prime scelte sulle liberalizzazioni.


  • Tremonti attacca la manovraPdl e Terzo Polo blindano Monti

    Tremonti attacca la manovra Pdl e Terzo Polo blindano Monti Pier Ferdinando Casini (ansa)

    ROMA – Nonostante le fibrillazioni, Mario Monti incassa il sostegno del Pdl e del Terzo Polo. E l’attacco dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Centrisi e pidiellini, almeno il loro segretario, rassicurano il premier sulla tenuta del suo governo. Tremonti ne boccia la mosse: "Troppe tasse e nulla sulla crescita. Possibile che serva una nuova manovra". Ipotesi che il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera smentisce: "Non c’è nessun’altra manovra in arrivo".

    "No al voto".
    "C’è chi di fronte all’emergenza minaccia, larvatamente o meno, le elezioni anticipate. Io dico che nessuno avrà il coraggio di portare il paese alle elezioni anticipate, nessuno avrà il coraggio di mandare a casa Monti" dice il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Contrario alle urne anche il segreterio del Pdl Angelino Alfano: "Se si andasse al voto domani, faremmo le elezioni in un tempo di crisi talmente grave per cui è meglio sostenere questo Governo che andare alle elezioni subito". Per il centrista Francesco Rutelli "le fibrillazioni o le crisi che ci sono nei maggiori partiti, Pdl e Pd, non porteranno a una rottura del governo, nel modo più assoluto, perchè se il governo affronta e risolve i problemi dell’economia del Paese non lo tocca nessuno. Se la situazione si dovesse aggravare non lo tocca nessuno. Nessuno avrebbe l’irresponsabilità di portare il Paese alle elezioni in una condizione così difficile". Chiude Gianfranco Fini: "Chi si prende la responsabilità di portare il Paese alle elezioni facendogli pagare un prezzo altissimo, finisce immediatamente sul banco degli imputati per irresponsabilità congenita". Anche per il presidente del Senato Renato Schifani il voto anticipato "non avrebbe senso" e prevede il via libera definitivo della manovra "entro Natale".

    Tremonti attacca la manovra.
    "La manovra andava fatta, l’avremmo fatta anche noi, era scritto nei documenti, magari con strumenti diversi e probabilmente non così sbilanciata dal lato delle tasse. Questo è oggettivo". Giulio Tremonti torna a parlare. L’ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi boccia le misure varate dall’esecutivo: "Il rigore poteva essere fatto riducendo soprattutto la spesa pubblica, come avevamo in mente noi". Poi l’ex ministro azzarda una previsione sul futuro: "E’ probabile che ci sia un’altra manovra. Io penso che non sia giusto farla, ma è possibile che serva". Scetticismo anche sulla riforma pensionista varata da monti: "ll sistema italiano è tra i più bilanciati e stabili d’Europa. La grande questione non è quella delle pensioni".

    L’ex ministro, inoltre, si leva qualche sassolino dalla scarpa: "Mi fa effetto vedere alcuni del Pdl che prima dicevano di ‘no’ a certe cose essendo al governo e adesso dicono di ‘si’ alle stesse cose non essendo al governo. Forse se avessero seguito prima una linea diversa, le cose sarebbero andate diversamente. Adesso evidentemente fanno penitenza".

    Poi l’annuncio dell’uscita di un suo nuovo libro a gennaio: "Dentro c’è un programma politico". Gelida la replica del segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Da parte di Tremonti era più dignitoso il silenzio degli ultimi giorni che le parole di oggi. E’ davvero incredibile che chi ci ha portati qui si rimetta a favoleggiare come se nulla fosse". Secco l’Idv: "Tremonti cerca di far dimenticare le sue  responsabilità e quelle dell’intero governo Berlusconi che hanno trascinato il Paese nel baratro".
    IL VIDEO DI TREMONTI

    "Terzo Polo alla guida del Paese". "La nostra ambizione è quella di guidare l’Italia" scandisce Casini. Che rivendica la ragione della nasciata della formazione centrista: "siamo nati per pacificare l’Italia, non per dividere mettendo insieme forze diverse. Il sostegno al governo Monti è la prova più consistente e credibile della svolta impressa alla politica italiana e il bipolarismo primitivo di coalizioni grandi messe insieme per vincere, ma non per governare, non funziona più". Orizzonte tratteggiato anche da Rutelli: "Puntiamo a far nascere una formazione unitaria". Più sfumato Fini: ‘Dopo il governo Monti il quadro politico cambiera’. E’ inevitabile. E il Terzo polo avrà la grande possibilità, se ne sarà capace, di contribuire al cambiamento".
     
    Fini. La manovra economica approvata nei giorni scorsa dalla Camera "era necessaria e non demagogica", ed è stata "migliorata in Parlamento confermando la centralità del Parlamento stesso e il ruolo delle forze politiche" che l’hanno sostenuta. Gianfranco Fini, intervenendo ad un convegno del Terzo Polo, ribadisce che Fli, l’Udc, l’Api, "hanno condiviso una posizione unitaria sulle politiche a sostegno delle famiglie, dei giovani e delle categorie più tartassate" ed ha aggiunto che sul fronte delle liberalizzazioni "le resistenze ci sono state e continueranno ad esserci ma andranno vinte". Poi il presidente della Camera torna sulla questione dei vitalizi ai parlamentari sottolineando che "bisognava fare uno sforzo per cancellare una stagione politica di privilegi non più tollerabili: adesso bisognerà continuare su questa strada per cancellare i costi non della politica, che è una espressione che non mi piace, ma dei costi degli apparati".
     


  • Berlusconi avverte Monti"Ci consulti, o non ci stiamo"

     Berlusconi avverte Monti "Ci consulti, o non ci stiamo"  Silvio Berlusconi e Mario Monti 

    ROMA – Nuovo ‘avvertimento’ dell’ex premier a Mario Monti. "Deve consultare il Pdl, perché siamo la maggior forza che lo sostiene. E se si va avanti con questa imposizione fiscale, le elezioni diventano possibili". E ancora: "Con la manovra è andata così, l’abbiamo approvata per questioni di urgenza, ma a Monti l’ho detto: è stata la prima e l’ultima volta".

    La giornata del Cavaliere inizia con un incontro con il Professore a Palazzo Chigi. Una lunga colazione di lavoro, a cui ha partecipato anche Gianni Letta, i cui particolari sono stati raccontati dallo stesso Berlusconi nel corso dell’incontro per i saluti natalizi con gli eurodeputati del Pdl e poi la cena con i senatori del partito.

    Quasi un ultimatum: "Ci deve essere una consultazione preventiva con il Pdl, prima dei provvedimenti, altrimenti non ci staremo. La manovra per questioni di urgenza l’abbiamo approvata ma a Monti ho detto che è la prima e l’ultima volta. Siamo sempre il sostegno più importante di questa maggioranza e il governo dovrà relazionarsi con noi prima di portare qualsiasi provvedimento in Parlamento".

    Eccola quindi l’idea di una cabina di regia, "una consultazione permanente con i capigruppo e i segretari", per garantire "un ampio coinvolgimento dei partiti". Un’ipotesi a cui però il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ha incontrato il premier nel pomeriggio, avrebbe detto no. "Il regista ce l’abbiamo già, lasciamo stare la cabina…". 

    Nell’incontro, Berlusconi avrebbe anche chiesto al Professore garanzie sulle frequenze tv, ottenendo rassicurazioni sul fatto che il governo si prenderà tutto il tempo disponibile per approfondire la materia e che non agirà contro gli interessi di qualcuno ma solo a favore dei cittadini. E i due avrebbero parlato anche di riforma del mercato del lavoro e delle istituzioni.
     
    Silvio Berlusconi, sempre nei due incontri con i membri del Pdl, è poi tornato a chiedere compattezza nel partito. "Sulla manovra c’è stato qualche deputato che si è distinto proprio perché siamo un partito liberale, ma la stampa di sinistra ne ha approfittato per dire che siamo divisi". Un’eventualità che non deve più accadere.

    Quindi un riferimento alla possibilità di elezioni anticipate "se questo governo continua con questa imposizione fiscale e se la posizione della sinistra e i sindacati continua sulla linea della rigidità". E in questo caso, "si potranno verificare alcune condizioni": la prima sarebbe un accordo con l’Udc, "con cui vinceremo sicuramente"; l’altra è "se i sondaggi ci dicessero che possiamo vincere anche da soli". Ma per ora le elezioni rimangono un’ipotesi lontana anche se, come ribadisce l’ex premier più volte, "siamo noi gli arbitri di questa situazione".

    L’incontro Monti-Bersani. Quello con Monti è stato "uno scambio molto utile", ha riferito Bersani, aggiungendo che "abbiamo portato le nostre idee. Il Pd intende confrontarsi con lealtà, ma intende rendere chiari quelle che sono le sue idee, con lealtà e trasparenza".

    Infine, il segretario del Pd riferisce di aver affrontato il tema del lavoro con il premier, ma ponendo paletti ben precisi sui licenziamenti: "Qualcuno in giro pensa che licenziando si crei più lavoro, questa è un’assurdità e non credo sia assolutamente nelle intenzioni del governo" e di aver consigliato a Monti "di affrontare il tema della riforma del mercato del lavoro in un meccanismo di dialogo sociale".

     


  • Manovra al Senato, arriva la fiducia Gazzarra leghista con i fischietti

    Manovra al Senato, arriva la fiducia  Gazzarra leghista con i fischietti Mario Monti (lapresse)


    ROMA
    – Il via libera del Senato alla manovra economica è atteso per domani pomeriggio, giovedì, intorno alle 15. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo fissando la discussione generale sulla fiducia per domani mattina alle 9. Intorno alle 12.30 interverrà il premier, Mario Monti. La discussione generale inizerà intorno alle 13 con diretta tv. La prima chiama sul voto finale inizierà quindi intorno alle 14 e per le 15 la manovra dovrebbe essere approvata.

    Prima della riunione dei capigruppo il governo aveva formalizzato l’intenzione di porre la questione di fiducia sul decreto con le misure anticrisi anche al Senato. L’annuncio del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda in Aula ha scatenato la protesta della Lega, anche con fischietti molto rumorosi. Dura la reazione del presidente del Senato Renato Schifani: "E’ uno scempio. Dovreste vergognarvi, state trasformando il Parlamento in uno stadio". ha lamentato Schifani.

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    "Stasera nell’aula del Senato la Lega ha inscenato una gazzarra di chiarissima marca squadrista. E’ un segno di nervosismo e di disperazione politica", ha rincarato il senatore Luigi Zanda, vice presidente del Gruppo Pd a Palazzo Madama.

    L’attacco di Calderoli. Precedentemente il Senato aveva respinto a larghissima maggioranza la pregiudiziale di costituzionalità presentata dalla Lega. L’assemblea si è espressa per alzata di mano, contro il testo illustrato in aula da Roberto Calderoli.  "La manovra – dice l’ex ministro leghista – non è procedibile perchè è figlia di un governo illegittimo non eletto dai cittadini. Il ragionier Monti  non è stato eletto mai, nemmeno in una assemblea condominiale e la sua manovra è razzista verso il Nord perché discrimina la Padania". Poi l’attacco diretto al premier: "Dia le dimissioni, perchè diversamente ci sarà tanta gente, operai, pensionati, piccoli imprenditori, che la verranno a prendere a casa".

    A contestare le tesi del Carroccio è stato il costituzionalista del Pd, Stefano Ceccanti: "Facciamo finta che ci sia una pregiudiziale – dice il democratico -  perchè in realtà non c’è. Abbiamo assistito a un comizio sul merito del decreto che non dice nulla sua sua costituzionalità".

    Sostegno al governo arriva da Italia Futura, l’associazione legata a Luca Cordero di Montezemolo: "Il compito che attende l’esecitivo è enorme, dobbiamo sostenerlo, perchè la resistenza di chi vuole che tutto resti com’è ha già iniziato a frenarne l’azione".


  • La manovra passa al Senato con 257 sìMonti: "Iniziata la fase due del governo"

    La manovra passa al Senato con 257 sì Monti: "Iniziata la fase due del governo" Mario Monti (reuters)

    ROMA - Il decreto "Salva Italia" è legge. L’Aula del Senato ha approvato la manovra economica, dopo che sul dl il governo aveva posto la fiducia. I voti favorevoli sono stati 257, quelli contrari 41, nessun astenuto. Il decreto è stato approvato senza modifiche rispetto a quello varato dalla Camera.

    IL TESTO DELLA MANOVRA

    A favore hanno votato Pdl, Pd, Terzo polo, Coesione nazionale e Mpa. Contrari Idv, Lega nord, Svp e Uv. Lo scorso 17 novembre il governo Monti alla sua prima fiducia, ottenne 281 sì e 25 no. A favore votarono tutti i gruppi parlamentari tranne quello della Lega nord, composto appunto da 25 senatori.

    Monti, "Lieto che sia legge". Poco prima della fine delle operazioni di voto al Senato sulla manovra economica è risuonato per la chiama anche il nome del presidente del Consiglio Mario Monti. Il quale, come il senatore a vita, ha pronunciato il suo "sì" sotto i banchi della presidenza del Senato, alla manovra su cui il governo aveva posto la fiducia. "Mi pare di capire che il decreto legge è definitivamente approvato. Ne sono lieto", ha detto il premier, subito dopo il via libera del Senato alla manovra. E in merito all’attività futura del governo, Monti ha detto: "La fase due è già cominciata, era dentro la fase uno. Adesso verrà sviluppata a grande velocità", ha annunciato: "Resta da fare un lavoro enorme per liberare l’economia italiana dai freni, opera che il governo realizzerà in parte, con l’aiuto del Parlamento".

    VIDEO "Fase due già inizata"

    Il discorso al Senato. Le prossime mosse dell’esecutivo erano state in parte anticipate dallo stesso Monti durante il suo intervento in Aula: "Occorre passare a una fase organica di riforme di cui abbiamo già messo semi, come ad per esempio in tema liberalizzazioni", ha detto il presidente del Consiglio. "Voglio affermare che il governo lavorerà con attenzione su tutti i suggerimenti, anche provenienti da studi autorevoli", afferma il premier. Quindi, "liberalizzazioni, ma anche agevolazioni fiscali a famiglie e imprese".

    VIDEO L’intervento del premier

    Monti ha detto che il compito del governo è "prepare un’Italia migliore per i nostri figli e credere nelle loro capacità di renderla ancora migliore", e sottolineato l’importanza dei partiti per l’esecutivo tecnico: "L’appoggio che questo governo sta ricevendo è molto più grande di quello che i partiti lasciano credere o dichiarano", e si è quindi detto disponibile, accettando l’invito di Silvio Berlusconi, a consultazioni "anche in anticipo" sui provvedimenti del Governo.

    Prioritario per Monti il ritorno alla crescita. Così il premier: "Per superare la crisi è essenziale la credibilità del sistema Paese ed è essenziale che la nostra economia torni a crescere. I sacrifici" chiesti sono significativi, ma molto inferiori a quelli che avremmo dovuto sopportare senza questa azione di risanamento. Ed è anche "Essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp e che tutti guardino con fiducia ai nostri titoli, le cui rendite sono oggi elevatissime. Occorre che abbiamo fiducia in noi stessi”.

    In tema di lavoro, Monti ha sottolineato che il confronto con parti sociali è in agenda.  "Per un tema che sarà chiave come quello del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, sarà necessario e possibile procedere con uno stile di rapporti con le parti sociali, diverso da quello avuto in questa prima fase. Rispetto a pensioni e fiscalità, infatti, questo è un tema che richiede per sua natura il dialogo con le parti sociali. Avremo una agenda strutturata di incontri", ha detto il presidente del Consiglio.

    24 voti in meno. Il Governo Monti ha ottenuto al Senato 24 voti di fiducia in meno rispetto al 17 novembre scorso. I senatori dell’Idv sono 12, quelli di Svp e Union Valdotaine 4. I senatori assenti sono stati 23 contro i 15 della votazione di novembre. Il coordinatore regionale del Pdl lombardo Mario Mantovani non ha votato nè il 17 novembre nè oggi.

    Berlusconi: "Sì al male minore". L’ex premier Silvio Berlusconi ha commentato il voto di oggi definendolo "il male minore", a cui il Pdl ha detto sì. Berlusconi ha anche aggiunto che "Il governo dovrà concordare tutte misure con maggioranza". E parlando del centrodestra in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha detto: "Sarebbe masochismo non arrivare ad una alleanza con la Lega dentro il centrodestra alle prossime elezioni".

    Finocchiaro: "Italia torna in Europa". "Questa è una manovra che consente Di far andare l’italia a testa alta in europa, perchè dimostra quanto interesse, rigore e lealtà l’italia stia mettendo per raggiungere obiettivi indispensabili per aiutare se stessa e l’europa a superare la crisi". Lo afferma Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato conversando con i giornalisti a palazzo Madama.
    "Monti ha detto che in questa manovra è stato riequilibrato il carico ed è vero", prosegue Finocchiaro, "Peraltro io rivendico anche che l’operazione di riequilibrio, che ha portato all’introduzione di varie forme di tassazione delle rendite e dei patrimoni, è stata fatta anche grazie all’incalzare del Partito Democratico, con proposte avanzate già durante il governo Berlusconi e ovviamente mai ascoltate".
    "C’è davanti a noi – sottolinea la presidente dei senatori del Pd – un grande cammino ancora da fare su due questioni cruciali, che sono quelle sulle quali abbiamo insistito nel confronto sulla manovra: il lavoro e la crescita. Su queste due questioni anche il presidente Monti si è impegnato e penso che avremo un confronto preliminare e poi un esame dei testi, che ci terrà occupati nei prossimi mesi. Si tratta di due questioni fondamentali per l’Italia, perchè il nostro paese si rimetta in piedi, attraversi la crisi e approdi a una situazione di serenità, sviluppo e tranquillità sociale".

    Gasparri: "Pdl coeso". Dopo il voto di fiducia, la prima voce del Popolo della libertà è quella di Maurizio Gasparri: "Sono grato ai senatori del Pdl che pressochè all’unanimità hanno partecipato alla votazione esprimendo il loro sì alla fiducia sulla manovra economica. Ciò è avvenuto nonostante, come ho sottolineato anche nel mio intervento, il provvedimento, accanto a misure che per molti aspetti condividiamo, sia caratterizzato da scelte che noi avremmo fatto in modo diverso", dice il senatore
    "L’importante è aver dimostrato ancora una volta", ha aggiunto Gasparri "l’alto grado di coesione Pdl al Senato, un punto di forza per l’azione di rafforzamento del nostro partito non solo in Parlamento ma su tutto il territorio nazionale".

    Idv: "Squilibrata e depressiva". Durante le operazioni di voto, il capogruppo dell’Italia dei valori Felice Belisario ha motivato così il "no" del suo partito. "l’Idv ha contrastato la manovra non per il gusto della popolarità ma perchè non da equilibrio sui concetti di equità, rigore e crescita. La manovra è squilibrata e depressiva, ci sono elementi di iniquità e si fa il solletico ai capitali scudati". Belisario ha concluso: "E’ una manovra che non ci piace, non vediamo provvedimenti seri, non è più possibile girare intorno ai problemi, noi vogliamo che i sacrifici li facciano tutti".

    Calderoli: "Orgogliosi della censura".  Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega, affida il suo commento sulla giornata a una nota: "Noi senatori leghisti siamo orgogliosi della censura che ci è stata comminata, perché continuiamo a ritenere illegittimo questo governo e illegittima la maggioranza che lo sostiene e a considerare il tutto come un colpo di stato". "Tra l’altro", prosegue Calderoli, "faccio notare che avevamo annunciato l’intenzione di ritirare quasi tutti i nostri emendamenti tranne dieci, ritiro che avrebbe favorito un’accelerazione dei lavori, invece con la solita arroganza hanno voluto chiedere la fiducia, non per velocizzare i lavori, quanto per coprire i sempre più palesi dissidi di una maggioranza che ormai scricchiola sempre di più".

     



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