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  • Category Archives Affari&Finanza
  • Bonus fiscale per il suda favore dei lavoratori "svantaggiati"

    Lo ha deciso il governo. Credito d’imposta nella misura del 50 % dei costi salariali per chi assume a tempo indeterminato categorie più colpite dalla crisi. Le regioni indicate sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna

    Bonus fiscale per il sud a favore dei lavoratori "svantaggiati"

    ROMA – “Regole chiare per il credito d’imposta finalizzato alla creazione di nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno. Il beneficio consiste in un bonus fiscale spettante nella misura del 50% dei costi salariali, da utilizzare in compensazione”. E’ quanto ha deciso il Consiglio dei ministri.
    L’agevolazione è rivolta ai datori di lavoro che hanno assunto o assumono a tempo indeterminato, tra il 14 maggio 2011 e il 13 maggio 2013, personale “svantaggiato” o “molto svantaggiato” in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

    La misura ha l’obiettivo di promuovere “le opportunità di impiego per queste particolari categorie di lavoratori, incrementando la base occupazionale delle imprese che li assumono, secondo un indirizzo condiviso dall’Unione europea in quanto non lesivo dei principi di libera concorrenza disposti dai trattati”. Vengono stanziati, a questo scopo, 142 milioni di euro del Fondo sociale europeo, attraverso la riprogrammazione dei fondi strutturali comunitari disposta con il piano d’azione coesione dello scorso 15 dicembre 2011 del ministro per la Coesione territoriale.

    Le regole sono state fissate dal ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e il ministro per la Coesione territoriale.

    Chi può essere assunto – secondo la definizione della Commissione europea, è un lavoratore “svantaggiato”: chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale; i lavoratori che hanno superato i 50 anni di età; chi vive solo con una o più persone a carico; i lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna (che risultano da apposite rilevazioni Istat); chi è membro di una minoranza nazionale. Sono definiti “molto svantaggiati”, invece, i lavoratori privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.

    In cosa consiste il bonus. Il credito d’imposta spetta nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione per ciascun lavoratore “svantaggiato” e nei ventiquattro mesi successivi all’assunzione per ogni lavoratore “molto svantaggiato”. Il bonus per ogni unità lavorativa è calcolato sulla differenza tra il numero dei dipendenti a tempo indeterminato, rilevato mensilmente, e quello dei lavoratori a tempo indeterminato mediamente occupati nei dodici mesi precedenti alla data dell’assunzione. Per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo parziale, il credito spetta in proporzione alle ore prestate rispetto a quelle previste dal contratto nazionale.

    Termini e modalità di fruizione - Ogni regione stabilirà con decreto dirigenziale, adottato entro 30 giorni dall’entrata in vigore del citato provvedimento attuativo della legge, le modalità e le procedure per la concessione del bonus. Per accedere al beneficio, gli interessati dovranno inoltrare apposita istanza alla Regione competente che successivamente comunicherà l’ammissione al bonus, nei limiti delle risorse disponibili stanziate.

    I 142 milioni di euro stanziati risultano così ripartiti tra le 8 regioni del Mezzogiorno: Abruzzo 4 mln; Molise 1; Basilicata 2; Campania 20; Calabria 20; Puglia 10; Sicilia 65; Sardegna 20.

    Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, attraverso il modello F24, a partire dalla data di comunicazione dell’accoglimento dell’istanza ed entro due anni dalla data di assunzione.

    Il bonus, inoltre, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è riconosciuto e non concorre a formare il reddito ai fini delle imposte sui redditi, nè il valore della produzione, ai fini dell’Irap.


  • Arriva salario base per i co co proe l’indennizzo se si perde il lavoro

    Proposte negli emendamenti dei relatori al ddl lavoro le novità per i parasubordinati, che spaziano dalla flessibilità in entrata all’articolo 18. Si rafforza l’annuale una tantum. Considerate vere le partite Iva con reddito annuale superiore a 18mila euro. Fornero: "In tre anni più simili a quello che l’Europa ci chiede"

    Arriva salario base per i co co pro e l'indennizzo se si perde il lavoro

    Il ministro del Lavoro Elsa Fornero

    ROMA – Un salario minimo per i co co pro e un indennizzo in caso di perdita del lavoro. Nel ddl lavoro sono in arrivo in Senato novità per i lavoratori a progetto, dagli emendamenti dei relatori, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl): viene previsto una sorta di ‘salario base’ come hanno spiegato gli stessi relatori e verrà rafforzata in via sperimentale per tre anni l’indennità una tantum. "Se l’economia si riprende, comincia a crescere e i redditi dei lavoratori crescono un po’, allora forse si può passare, dopo questi tre anni di sperimentazione, a un ammortizzatore sociale che somiglia di più a quello che l’Europa ci chiede", ha commentato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

    Sono 16 gli emendamenti del relatori e spaziano dalla flessibilità in entrata all’articolo 18, passando per gli ammortizzatori sociali. Dal governo arriva un pacchetto di 27 proposte. Su alcuni punti intervengono sia i relatori che l’esecutivo (è il caso dei ritocchi ai licenziamenti).

    Lavoro a progetto. Il compenso dei lavoratori a progetto, si legge nell’emendamento, "deve essere adeguato alla quantità e qualità del lavoro eseguito e non può comunque essere inferiore, in proporzioni di durata del contratto, all’importo annuale determinato periodicamente con decreto del ministero del lavoro".

    Una tantum.
    Per i parasubordinati si rafforza l’attuale una tantum: si puntava a una mini-Aspi ma al momento non è possibile. Si parte con una fase sperimentale di 3 anni. Ad esempio se si lavora 6 mesi come co co pro si prenderanno circa 6.000 euro. Poi ci sarà una verifica e la mini-Aspi. Il totale delle risorse per i co co pro, Con i nuovi interventi dei relatori, dovrebbero superare i 100 milioni di euro complessivi.

    Primo contratto a termine.
    La durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), sale da sei mesi a un anno.

    Partita Iva.
    Inoltre, le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro sono considerate vere, come prevede sempre un emendamento dei relatori al ddl lavoro presentato in commissione al Senato. Sopra questo reddito non saranno valide presunzioni per far scattare l’assunzione.

    Utili. I lavoratori potrebbero presto poi partecipare agli utili e al capitale delle imprese, e essere anche componenti dei Consigli di sorveglianza, come avviene oggi in Germania.

    Licenziamenti disciplinari.
    Un emendamento dei relatori cancella dal ddl lavoro il riferimento al pubblico impiego ma non interviene sulle cosiddette "tipizzazioni" in modo da evitare di toccare in modo esplicito i poteri dei giudici. Il governo avrebbe invece presentato un emendamento che fa sì che i giudici possano stabilire il reintegro del lavoratore licenziato per motivi disciplinari illegittimi sono nelle tipizzazioni previste dai contratti.

    Nessuno stop per malattia. Il licenziamento intimato all’esito del procedimento disciplinare "produce effetto dal giorno della comunicazione con cui il procedimento medesimo è stato avviato, salvo l’eventuale diritto del lavoratore al preavviso o alla relativa indennità sostitutiva". Uniche eccezioni sono quelle della maternità e dell’infortunio sul lavoro.

    Voucher. Norma anti truffa per i lavoratori occasionali pagati con voucher. I ‘buoni’ utilizzati per pagare i dipendenti dovranno ora essere numerati progressivamente e avere indicato data ed orario. Un decreto – inoltre, stabilirà le modalità per il "riscontro temporale dell’utilizzo della prestazione retribuita con il buono". I voucher per i lavori occasionali serviranno anche nlle imprese commerciali, negli studi professionali e per l’agricoltura, ma no se il lavoratore è iscritto agli elenchi anagrafici.

    Sms per lavoro a chiamata. Per attivare il lavoro a chiamata basterà un sms, o un fax o la posta elettronica certificata, alla Direzione teritoriale del lavoro competente per il territorio. Ridotte del 60 % le sanzioni per chi omette l’obbligo.

    Indennità per artigiani.
    Gli artigiani che hanno fondi bilaterali nel caso in cui le risorse non siano sufficienti a garantire le tutele potranno usufruire il sistema di indennità generale.

    I lavori.
    La commissione lavoro inizierà a votare gli emendamenti da martedì della prossima settimana con ‘obiettivo di concludere con giovedi’. In questo senso va anche "l’impegno politico dei partiti della maggioranza – riferiscono i relatori – a sfoltire drammaticamente gli emendamenti". Il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato per domani alle 18. "Presumiamo che la commissione bilancio darà i suoi pareri sulle coperture entro martedì pomeriggio e quindi da martedì in notturna" si dovrebbe cominciare a votare in commissione "per concludere all’alba di giovedì", ha spiegato Castro.

    Reazioni. L’emendamento presentato al Senato per contrastare le false partite Iva "trovo sia del tutto accoglibile", ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Per i parasubordinati, Fornero ha sottolineato "l’obiettivo di incrementare e ristrutturare" l’una tantum, che era "molto bassa" e restrittiva: "Abbiamo modificato i requisiti in modo da renderla più accessibile e abbiamo alzato l’importo", in modo che sia "più dignitoso di quello precedente", ha spiegato evidenziando che la sperimentazione vale per tre anni "in attesa che si possa definire una forma di Aspi anche per il lavoro autonomo".

    La Cgil ha bocciato gli emendamenti Pd-Pdl al ddl di riforma del mercato del lavoro. "Non si vede il segno di un cambiamento. Non c’era nel testo originario e non c’è nelle modifiche presentate dalla maggioranza una scelta netta che indichi la volontà di ridurre la precarietà", ha detto dal palco della manifestazione dei giovani della Cgil il leader della confederazione, Susanna Camusso. La "mediazione" raggiunta in commissione Lavoro perciò, "aggiunge confusione a confusione in un contesto in cui certezze ce ne sono sempre state poche", ha detto Camusso.

    "Portiamo a termine la riforma del lavoro" anche se "si poteva fare meglio" ma può "aiutarci", ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. "Non è la riforma che avremmo voluto per far fare passi avanti al Paese ma è una riforma che può aiutarci".

    "Il buon lavoro fatto dai relatori treu e castro, dal governo e il risultato raggiunto ci dicono che ci sono tutte le condizioni per arrivare in tempi rapidi l’approvazione del ddl di riforma del mercato del lavoro", ha commentato la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. "Il Pd – continua finocchiaro- si ritiene complessivamente soddisfatto".


  • Si allontana la ripresa in ItaliaLe previsioni di Confindustria

    Il Centro studi di viale dell’Astronomia rileva che salgono le "probabilità di una caduta del pil nel secondo trimestre 2012 più accentuata di quella prevista a dicembre (-0,3%) e forse di quella stimata per il primo (-1,0%)"

    Si allontana la ripresa in Italia Le previsioni di Confindustria

    Emma Marcegaglia e Giorgio Squinzi, presidente uscente e presidente eletto di Confidustria

    MILANO - Le prospettive dell’economia italiana si fanno sempre più fosche. E’ la dura valutazione del Centro studi di Confindustria secondo cui "sale la probabilità di una caduta del pil nel secondo trimestre 2012 più accentuata di quella prevista a dicembre (-0,3%) e forse di quella stimata per il primo (-1,0%)". Previsioni che unite al contesto macroeconomico mondiale fanno dire al Centro studi di viale dell’Astronomia che la ripresa in Italia "si allontana".

    Preoccupa, Confindustria, "la domanda interna (specie i consumi) che cala più del previsto", mentre l’export "ha perso slancio rispetto a qualche mese fa" nonostante a livello globale mostri segnali di ripresa. E, come se non bastasse, "il credit crunch si è ulteriormente accentuato. Sebbene i tassi abbiano smesso di salire, le banche denunciano difficoltà di raccolta e tendono a diminuire gli attivi". Un dato rilevato anche dalla Banca centrale europea secondo cui la stretta creditizia è aumentanta tra ottobre e marzo, prima di rallentare ad aprile.

    In questo contesto il Csc si attende "un’altra decisa riduzione" dell’attività industriale nel secondo trimestre visti il peggioramento di giudizi e attese delle imprese sulla produzione e il Pmi manifatturiero (le previsioni dei direttori acquisti del settore, ndr). A pesare sulle prospettive dell’economia, secondo il Centro studi di Confindustria è anche l’aumento del numero di persone in cerca di occupazione che conferma le difficoltà dei bilanci delle famiglie (che tendono a rimpolpare il risparmio precauzionale), mentre i margini delle imprese sono erosi dai maggiori costi unitari, anche del lavoro".

    E così, più in generale, il Csc rileva che "lo scenario economico ha cessato di migliorare. La ripresa usa continua poco robusta, perché la fiacchezza del mercato del lavoro non rende sostenibili le attuali dinamiche dei consumi. Lo sviluppo degli emergenti resta un motore potente che però viaggia a un minor numero di giri". Nel vecchio continente, invece, "gli ultimi indicatori segnalano che la recessione nell’Eurozona e nel Regno Unito si sta accentuando. Nel manifatturiero diminuiscono sia l’attività sia, a ritmo anche più forte, i nuovi ordini, preannuncio di negativi andamenti produttivi nei mesi a venire. Il contagio lambisce ora la Germania (che pure a marzo ha registrato incrementi significativi) e ha investito i paesi bassi; qui è scoppiata la bolla immobiliare, che rimane invece gonfia e minacciosa in francia".


  • Sprint finale per le Borse europeeLa spinta viene dai dati Usa

    Seduta altalenante per i principali listini del Vecchio continente. Ad Atene l’accordo per la formazione del nuovo governo resta lontano e la Banca centrale europea abbassa le stime di crescita dell’Eurozona. Ma dagli Stati Uniti giungono segnali incoraggianti e Goldman Sachs investe in titoli italiani. Chiusura debole, invece, per Wall Street

    di MARCO MASCIAGA

    Sprint finale per le Borse europee La spinta viene dai dati Usa

    Seduta in calo per il Nikkei di Tokyo

    MILANO - I mercati europei chiudono la seduta in crescita dopo 10 giorni quasi ininterrotti di perdite scandite dalle incertezze sul voto europeo, dall’aggravarsi dello stallo politico in Grecia e dai dati macro non entusiasmanti provenienti dalla Cina. Milano recupero l’1,69%, spinta da utility e banche e nonostante il tonfo di Pirelli (-9,7%). A trascinare Piazza Affari oltre all’andamento positivo di Wall Street c’è la notizia che nel primo trimestre del 2012 Goldman Sachs ha acquistato 2,3 miliardi di dollari di titoli italiani. Volano Atene (+4%) con il tentativo di Evangelos Venizelos di formare un governo che non porti la Grecia fuori dall’Euro e Madrid (+3,2%), trascinata dai titoli bancari dopo la conferma del take over di Bankia da parte del governo spagnolo.

    Nel resto d’Europa Londra è salito dello 0,31%, Francoforte ha guadagnato lo 0,66%, Parigi lo 0,27%. In mattinata a incrinare una giornata iniziata bene sono state da una parte l’intransigenza tedesca con Angela Merkel che è tornata a ribadire che "non ci sono strumenti miracolosi contro la crisi" e che "gli eurobond non sono sostenibili". Dall’altra il pessimismo degli economisti interpellati dalla Bce per la Survey of Professional Forecasters che per i mesi a venire prevedono crescita in calo, inflazione in aumento e crescita della disoccupazione.

    A Wall Street, debole per tutta la giornata, chiude in rialzo il Dow Jones, che sale dello 0,15% a 12.854,13 punti, mentre il Nasdaq perde lo 0,04% a 2.933,64 punti; lo S&P 500 avanza dello 0,24% a 1.357,54 punti.

    Sul fronte macro sono positivi gli ultimi dati Usa sul mondo del lavoro: nella settimana che si è conclusa lo scorso 5 maggio le domande di sussidio sono calate di 1000 unità a quota 367mila, mentre il consensus era pari a un aumento di 5mila unità. Superiore alle attese il rialzo del deficit commerciale a 51,83 miliardi di dollari.

    Sul fronte dello spread, il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi a 10 anni è leggermente calato a 397 punti sia rispetto all’apertura di stamattina che alla chiusura di ieri. L’euro continua a valere meno di 1,3 dollari: cala a 1,2959 contro la valuta Usa e sale a 103,57 contro lo yen.

    Il clima non facile che si respira in Europa pesa anche sui mercati dell’Asia, dove la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in flessione dello 0,39%, facendo peggio del Kospi di Seul che ha chiuso a -0,27%. Male anche le Borse cinesi con l’Hang Seng di Hong Kong che ha perso il 51% e il Composite di Shanghai che ha chiuso appena sopra la parità (+0,07%).

    La colpa è almeno in parte della bilancia commerciale cinese che in aprile ha registrato un avanzo di 18,42 miliardi di dollari, di gran lunga sopra le previsioni (10,4 miliardi) e addirittura tre volte il dato di marzo, quando si era attestata a 5,35 miliardi. Nel dettaglio, le esportazioni sono cresciute del 4,9% rispetto all’anno scorso a 163,25 miliardi di dollari mentre le importazioni sono rimaste praticamente stabili (+0,3%) a 144,83 miliardi. Quest’ultimo dato, secondo gli esperti, testimonia il rallentamento della crescita cinese (+8,1% nel primo trimestre) e la persistente stagnazione della domanda interna.

    In rialzo per il petrolio a New York dove le quotazioni salgono dello 0,27% a 97,07 dollari al barile. L’oro è in lieve recupero sui mercati con il lingotto con consegna immediata che viene scambiato a 1.593,82 dollari l’oncia.


  • La manovra fino al 2014 giovedì al Cdm"Sarà modulata, sì alla riforma fiscale"

    La manovra fino al 2014 giovedì al Cdm "Sarà modulata, sì alla riforma fiscale" Silvio Berlusconi

    ROMA – Vertice di maggioranza martedì prossimo in vista della manovra economica correttiva che sarà portata al Consiglio dei ministri del 30 giugno. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa a Bruxelles al termine del consiglio europeo.

    "Martedì – ha riferito il premier – ci sarà una riunione con Bossi, i rappresentanti della Lega, Angelino Alfano, i rappresentanti del Pdl e dei Responsabili per portare un disegno completo in Cdm giovedì". Berlusconi non ha chiarito se al vertice parteciperà anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

    Berlusconi ha aggiunto solo: "Stiamo lavorando. Abbiamo avuto delle proposte dal ministero dell’Economia, abbiamo dato al ministro dell’Economia l’autorizzazione a discuterne anche con i sindacati e con la Confindustria. Stiamo trattando con i vari ministri", ha spiegato.

    Il presidente del Consiglio ha poi spiegato che la manovra "non sarà elevata" e che si occuperà "dell’immediato". Più tardi, però, è stato smentito da un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi. Il consiglio dei ministri affronterà, infatti, anche la nuova manovra per gli anni 2012-2014 che doveva essere presentata, secondo il premier, successivamente e che, invece, da quanto si è appreso – forse anche per le resistenze del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – sarà varata contestualmente a quella "immediata". Si tratta di una manovra per il pareggio di bilancio che ammonterebbe a circa 40 miliardi di euro, richiesta dalla Ue affinché l’Italia rientri nel patto di stabilità fissato dai paesi dell’area dell’euro.

    43 miliardi in tutto. Fonti del governo avevano fatto sapere che, alla fine, sarebbe stata varata una manovra economica da 43 miliardi nel periodo 2011-2014. Nel testo in via di predisposizione dal Tesoro che verrà proposto al Cdm giovedì prossimo sarà indicato un ammontare di correzione pari a 40 miliardi per il triennio 2012-2013-2014, a cui vanno aggiunti i 3 miliardi per finanziare spese obbligatorie quest’anno come le missioni all’estero. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi aveva lasciato invece intendere che la cifra nell’immediato non sarebbe stata elevata e che il grosso della manovra sarebbe arrivato in un secondo momento. Questa discrepanza tra le dichiarazioni del premier e le voci fatte circolare all’interno dell’esecutivo potrebbero essere un nuovo capitolo dei contrasti tra il Cavaliere e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

    In serata, un comunicato ufficiale di palazzo Chigi ha confermato la tendenza a varare alla fine un’unica manovra fiscale modulata però negli anni fino al 2014. Infatti, giovedì prossimo il Consiglio dei Ministri varerà due provvedimenti. "Il primo sarà un decreto legge per la manovra di finanza pubblica – spiega Palazzo Chigi in una nota -. In questo ambito, si è deciso che per la finanza pubblica la manovra sia unica ma progressivamente modulata su più anni, in linea con l’obiettivo di pareggio di bilancio nel 2014. Sempre in questo decreto, sono in cantiere norme di grande e positiva incidenza per lo sviluppo economico. Il secondo provvedimento, che verrà approvato in parallelo, sarà il disegno di legge delega per la riforma fiscale ed assistenziale, tenendo sempre fermo l’impegno di pareggio di bilancio nel 2014".

    L’aliquota sulle rendite finanziarie.  Si rafforza l’ipotesi dell’aliquota unica sulle rendite finanziarie ma non a copertura della manovra, ma della riforma fiscale. Il progetto prevede l’introduzione di un’aliquota unica fra il 18 e il 20% con l’esclusione dei titoli di stato. Il regime attuale prevede il prelievo del 12,5% su obbligazioni, titoli di stato e guadagni di borsa, mentre sui depositi postali si applica il 27%. Se dall’operazione verranno esclusi bot e cct il gettito non dovrebbe superare gli 800 milioni.

    Bonus per i figli. Un bonus fiscale per i figli,modulabile in base al numero degli stessi e destinato soprattutto alle famiglie a basso reddito: sarebbe questa una misura allo studio dei tecnici al lavoro sulla riforma fiscale. Si guarda al modello di alcuni Paesi europei dove lo sconto fiscale per il mantenimento dei figli arriva anche a 4-5000
    euro per ogni figlio a carico.

    La "manovrina". Secondo un documento esclusivo pubblicato sul sito Internet del Corriere della Sera, i punti della manovra "immediata" sarebbero questi: Auto blu con cilindrata al massimo 1600 cc, un’unica giornata elettorale per referendum ed elezioni (l’Election day), ministri senza voli di Stato. Si tratta in tutto di sette articoli ma sono ancora assenti nel testo le cifre.

    L’articolo 1 prevede il livellamento remunerativo dei compensi pubblici tra dipendenti italiani ed europei. Per le auto blu si prevede inoltre che non potranno essere sostituite.

    Gli aerei blu saranno riservati solo al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato e al Presidente del Consiglio. Per altri casi servirà specifica autorizzazione.

    Niente telefono, ufficio o auto di servizio per chi scade da incarico pubblico. E neanche pensione o vitalizio. E’ escluso il Presidente della Repubblica. Si tagliano anche le dotazioni finanziarie a Senato Camera e organi costituzionali. Ma anche autorità indipendenti.

    Tagli in arrivo anche ai finanziamenti ai partiti, alle spese elettorali che dovrebbero essere erogate in proporzione alla durata della legislatura.

    Incontri al ministero. Per quanto riguarda i contenuti della "manovrina", incontri questa mattina, al ministero dell’Economia. Nella sede del dicastero – secondo quanto si apprende – si sarebbero visti, stamattina presto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Poi il titolare di via XX Settembre ha incontrato i segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Oltre a Tremonti, erano presenti anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, quello della Semplificazione Roberto Calderoli e il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri. In seguito al ministero sarebbe arrivato anche il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.


  • Draghi ufficialmente presidenteNapolitano: "Guida forte e sicura"

    Draghi ufficialmente presidente Napolitano: "Guida forte e sicura" Mario Draghi

    ROMA – E’ ufficiale. Dopo mesi di trattive e polemiche, i leader europei hanno nominato Mario Draghi, governatore della Banca d’italia, alla presidenza della Banca centrale europea. Draghi subentrerà all’attuale presidente Jean-Claude Trichet, il cui mandato si concluderà a fine ottobre. Ad annunciare la nomina "finale" è stato il presidente dell’Ue, Herman Van Rompuy dal suo profilo Twitter. "Il Consiglio europeo ha trovato un accordo sulla nomina di Mario Draghi come nuovo presidente della Bce", scrive Van Rompuy sul social network. La notizia è stata diffusa anche attraverso i maxi-schermi nella sala stampa del consiglio europeo. Draghi assumerà così la guida dell’istituzione che decide la politica monetaria comune dei 17 paesi che utilizzano l’euro.

    "Siamo certi che Mario Draghi saprà pienamente corrispondere alla fiducia manifestatagli dalle autorità italiane ed europee, guidando con mano sicura, in una fase difficile, l’istituzione che opera a Francoforte", ha commentato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "La nomina ufficiale da parte del Consiglio europeo intervenuta a un giorno di distanza dal voto favorevole espresso a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo, costituisce un fatto di significato e di portata tale da non poter sfuggire all’attenzione della più vasta opinione pubblica – ha continuato il presidente della Repubblica – desidero innanzitutto esprimere la profonda soddisfazione dell’Italia, di tutte le sue forze sociali e politiche, e rivolgere il mio apprezzamento ai capi di Stato e di governo che hanno, oggi a Bruxelles, concorso a questa decisione".

    "Mario Draghi appartiene a quella schiera di public servant italiani, di servitori della cosa pubblica nazionale ed europea, che nel corso dei decenni si è espressa attraverso molte forti personalità – ha detto ancora il capo dello Stato – forti per devozione all’interesse generale, per rispetto delle regole e per indipendenza intellettuale e morale, per elevata cultura, competenza specifica e professionalità. Mario Draghi ha sviluppato e mostrato queste doti nel suo lungo servizio al ministero del tesoro e infine, negli ultimi cinque anni, come governatore della Banca d’Italia, collaborando sin dai primi anni Novanta, in momenti importanti, anche all’evoluzione e al consolidamento delle istituzioni europee".

    Le prime parole di Draghi.
    "Preoccupato di assumere la presidenza della Banca centrale europea in questa situazione di crisi? No, in realtà ci sono già dentro, per me non è una novita". Così il prossimo presidente della Bce risponde ai cronisti dopo l’annuncio della sua nomina. "Ora il rischio è che possa solo deludere le persone che si aspettano tanto da me", ha chiosato Draghi.

    Berlusconi: "Un successo del governo". Le congratulazioni sono arrivate anche dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, artefice delle pressioni su Bini Smaghi per le dimissioni. Il premier è soddisfatto, e l’ha sottolineato: "La nomina di Mario Draghi alla Bce è un riconoscimento alle sue doti professionali ma consentitemi di dire che è anche un successo italiano, del nostro governo e del nostro lavoro e sottolinea il ruolo importante che abbiamo in Europa", ha detto nel corso di una conferenza stampa alla fine del Consiglio europeo. D’altro canto in questo periodo Sarkozy voleva avere la garanzia che Berlusconi avrebbe onorato l’impegno assunto di liberare il posto. Accordo che era stato annunciato ai quattro venti dopo l’ultimo vertice bilaterale italo-francese. La questione, dunque, riguardava solo il premier italiano che si era impegnato personalmente con Sarkozy a trovare una soluzione nonostante non potesse imporre nulla a Bini Smaghi, che aveva invocato lo statuto di assoluta indipendenza della banca centrale e che possiede un mandato con scadenza al 2013.

    Napolitano: merito di tutti . Non è il caso di prendersi dei meriti. E’ merito di tutti, dal presidente della Repubblica fino al presidente del Consiglio". Lo sottolinea il capo dello Stato, Giorgio Napolitano

    Bini Smaghi: "Governo trovi una soluzione entro l’anno".
    Il vertice europeo dei capi di Stato e di governo dei 27 aveva condizionato la nomina di Mario Draghi alla guida della Bce all’uscita di Lorenzo Bini Smaghi dal board dell’Eurotower. E’ quanto prevedeva la bozza delle conclusioni del vertice, risultato di un compromesso con le richieste francesi che avevano impedito l’annuncio della nomina di Draghi già ieri. A sbloccare definitivamente la situazione è stata la doppia telefonata del banchiere fiorentino al premier francese Nikolas Sarkozy e al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy: ad entrambi Bini Smaghi ha assicurato che si dimetterà entro l’anno. La mossa, come hanno confermato la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier italiano Berlusconi, ha sbloccato l’empasse sulla nomina di Draghi. Bini Smaghi, ha detto una fonte a lui vicina "non ha ancora dato le dimissioni ed è fiducioso che l’impegno del Governo italiano a risolvere il problema porterà a una soluzione entro la fine dell’anno".

    Le reazioni. La notizia dell’avvenuta nomina di Mario Draghi alla guida della Bce è stata accolta da un lungo applauso della direzione del Pd. "Non dimentichiamo – ha detto il segretario Pier Luigi Bersani - che oggi in Europa arriva un volto dell’Italia, cosa alla quale non siamo abituati negli ultimi tempi". "Grandissima soddisfazione" è stata espressa anche dal vicesegretario Enrico Letta. "Oggi è un grande giorno – ha detto ai giornalisti a margine dei lavori – e l’Italia è più forte. Oggi si dimostra che con il ‘metodo Draghi’ l’Italia ha molto da dire all’Europa". Soddisfazione è stata espressa anche dall’Udc e dal presidente del Senato Renato Schifani: "Importante attestazione per il nostro Paese e motivo di orgoglio per tutti gli italiani", ha detto. Per il presidente della Camera Gianfranco Fini: "In questa difficile fase della congiuntura economica internazionale la sua competenza e autorevolezza le consentiranno di interpretare con efficacia questo prestigioso incarico nell’interesse dei cittadini europei per la tutela della stabilità della moneta unica e a presidio del benessere economico continentale". La sua sarà una leadership forte", ha detto anche il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, salutando la nomina di Draghi. Felici si sono definiti anche la leader degli industriali Emma Marcegaglia, i segretari generali della Cgil Susanna Camusso, Luigi Angeletti (Uil), Raffaele Bonanni (Cisl).

    Il futuro di Bini Smaghi.
    La doppia telefonata di Bini Smaghi a Sarkozy e Van Rompuy lascia aperta l’ipotesi che gli sia stata offerta la nomina alla successione di Draghi in Bankitalia, proposta che però si scontrerebbe con le candidature di Vittorio Grilli e di Fabrizio Saccomandi. Bini Smaghi potrebbe essere anche messo alla guida di qualche authority di regolazione. "Non mi sembra che vi possano essere dubbi sul fatto che Bini Smaghi sarebbe qualificato per la guida della Banca d’Italia visto il particolare incarico svolto fino ad oggi", ha detto il premier Silvio Berlusconi. Mentre il presidente francese Sarkozy al termine del Consiglio europeo a Bruxelles ha aggiunto: "Ringrazio Lorenzo Bini Smaghi per la telefonata, è un uomo di qualità anche se avrei preferito occuparmene di meno".


  • Confindustria: "Riforme o crescita dimezzata"Napolitano: "Abbattere il debito pubblico"

    Confindustria: "Riforme o crescita dimezzata" Napolitano: "Abbattere il debito pubblico" Emma Marcegaglia

    ROMA - Nuovo grido d’allarme allarme della Confindustria. Che punta il dito contro la precaria situazione economica e chiede riforme urgenti. Altrimenti, spiega il centro studi degli industriali, la crescita sarà dimezzata e il prodotto interno in calo nel 2012. Non a caso l’associazione degli industriali taglia le previsioni di crescita del Paese: +0,9% nel 2011 dal +1,1% previsto lo scorso dicembre. Per quest’anno il governo ha stimato, nel Def, una crescita dell’1,1%.

    E anche dal presidente della Repubblica arriva un invito al rigore. Per Giorgio Napolitano è "impegno ineludibile e urgente quello di rafforzare la sostenibilità finanziaria del sistema-Italia, attraverso un incisivo abbattimento del debito pubblico nel quadro delle direttive e delle procedure concordate in sede europea". Invito che il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia accoglie: "’Siamo assolutamente d’accordo, pensiamo che questa manovra vada fatta subito, e deve essere una manovra di taglio di spesa pubblica, strutturale".

    Cala la domanda di lavoro. 
    A fine 2012, continua Confindustria, la domanda di lavoro "sarà ancora inferiore di 840mila unità rispetto all’avvio della caduta e i posti mancanti risulteranno pari a 453mila". Insomma, per viale dell’Astronomia, "la stella dell’economia italiana non sta brillando". Per questo, spiegano, è stata rivista "un’altra volta all’ingiù la crescita", tagliando le stime sul Pil al +0,9% nel 2011 ed al +1,1% nel 2012, in entrambi i casi due decimi in meno rispetto alle previsioni diffuse lo scorso dicembre. Per Confindustria è stato "un errore di previsione fidarsi, con ottimismo superiore alla media, dei primi segnali di rilancio".

    Lavoro. Cassa integrazione e strumenti di flessibilità dell’orario di lavoro hanno "molto attenuato la perdita di posti di lavoro, che tra l’avvio della recessione (inizio 2008) e l’inizio del 2011 ha riguardato 582mila persone, mentre la diminuzione della domanda di lavoro ne avrebbe di per se coinvolte 1,1 milioni". Confindustria, avverte: a fine 2012 la domanda di lavoro "sarà ancora inferiore di 840mila unità rispetto all’avvio della caduta e i posti mancanti risulteranno pari a 453mila".

    Misure o manovra. 
    "Per centrare gli obiettivi ambiziosi ma obbligati di azzeramento del deficit e di evitare la stagnazione" è necessario "varare subito misure strutturali", avverte il Centro studi che rilancia l’invito a fare riforme, a partire dal fisco. Confindustria chiede "misure che siano credibili" e, citando "i documenti dello stesso governo" avverte: senza riforme "diverrebbero necessarie manovre aggiuntive" per l’1% del Pil al 2014, "cioè altri 18 miliardi oltre ai 39" previsti. Ed anche "la modesta crescita verrebbe dimezzata allo 0,6% già nel 2012".

    Pensioni.
    Tagli sì ma nella giusta "combinazione" per abbattere il disavanzo e tutelare il Pil. Per questo "bisogna ulteriormente alzare l’età effettiva di ritiro dal lavoro". Parole che riprendono l’intenzione del governo di alzare la soglia a 67 anni.
    Secco il no della Cgil. "Siamo di fronte a tentativi di fare cassa con il welfare. E’ un’idea di manovra recessiva e non utile al paese, con un accanimento contro le donne". Contraria anche la Cisl. "C’è già stata una stretta sulle pensioni – dice il segretario Raffaele Bonanni – e c’è invece da stringere sui costi della politica, dell’amministrazione e su tanti altri costi prima di arrivare a questo".

    Retribuzioni. Contenere le retribuzioni pubbliche. Passa anche da qui l’incremento del Pil necessario a far riprendere slancio all’economia del Paese. "E’ l’unica cura che originerebbe un incremento del Pil perchè darebbe il ‘la’ ad una generale moderazione salariale che farebbe recuperare competività", dicono gli economisti di viale dell’Astronomia che annotano come dal 1980 al 2009 gli stipendi pubblici di fatto siano saliti "in termini reali del 43,9% contro il 26,9% di quelli privati". Una forbice che si è ampliata più rapidamente dal 2000: "+13,7% la busta paga nella pa contro il +4,4% del privato", calcola ancora il Csc che stima anche come "un dipendente pubblico in media guadagni quasi 8.900 euro all’anno in più del collega privato; una differenza quasi raddoppiata in 10 anni".

    Regioni disertano incontro col governo. Un segnale di tensione arriva anche dalle Regioni, che hanno deciso di disertare oggi le sedute della Conferenza stato-regioni e a quella della conferenza unificata, chiedendo contestualmente un incontro politico all’esecutivo per fare luce su alcuni aspetti legati ad accordi pregressi sul trasporto pubblico locale, sul patto della salute, sul federalismo regionale e in particolare sulla manovra correttiva che il governo si appresta a varare. "Siamo preoccupati, in queste condizioni è difficile continuare un dialogo fattivo e costruttivo per il Paese", ha detto Vasco Errani, presidente della Conferenza regioni, che al governo chiede "chiarezza e atti che confermino gli accordi già presi".
     


  • Borsa, banche italiane sotto tiroe il listino chiude al ribasso: – 1,61 %

    Borsa, banche italiane sotto tiro e il listino chiude al ribasso: - 1,61 %

    MILANO - Piazza Affari è sopraffatta dall’offerta di titoli finanziari, tornati ai livelli di due anni – prima della grande correzione dei listini post crisi – fa dopo una mattinata di panico per un misto di timori, speculazioni e movimenti tecnici. L’indice Ftse Mib ha perso l’1,61%, dopo un intraday 154,36 punti; durante la seduta l’indice ha toccato i 19.067,84 punti, nuovo minimo dell’anno. Il Ftse All Share ha perso l’1,47%, tutto con volumi sopra i 3,2 miliardi di euro. Quanto a Wall Street, chiusura in calo per la terza seduta consecutiva. Il Dow Jones ha perso lo 0,96% a quota 11934,58; il Nasdaq ha ceduto l’1,26% a 2652,89 punti.

    Per tornare al resto d’Europa, le Borse sono irregolari, preoccupate dalla soluzione della crisi greca ma non così sofferenti sul comparto creditizio. L’indice Ftse 100 di Londra guadagna lo 0,41%, il Dax di Francoforte cede lo 0,39%, il Cac 40 di Parigi è invariato. Diverse, a Milano, le movitazioni addotte dagli operatori per spiegare il nuovo brusco tonfo delle banche nostrane. Le parole di Josè Manuel Gonzalez-Paramo, membro del consiglio Bce che ha detto che "la crisi del debito della zona euro è tutt’altro che finita", non hanno aiutato. Ma ci sono state anche le rotture al ribasso di alcuni livelli grafici importanti, sui titoli bancari, che avrebbero innescato vendite automatiche, e fatto precipitare la situazione a metà mattina. Su questo aspetto, tra l’altro, la Consob sta facendo alcuni approfondimenti per capire meglio l’accaduto.

    Un altro elemento riguarda la speculazione che dall’estero è vista sempre più agguerrita contro le emissioni italiane, specie quelle delle banche, che più soffrono il "rischio paese" per essere tra le prime compratrici del debito pubblico nazionale. Unicredit ha perso il 5,54%, dopo una sospensione al ribasso mattutina sui minimi da due anni. Intesa Sanpaolo -4,26%, fino ai minimi da marzo 2009. Pesante anche Mediobanca, in calo del -4,06% malgrado le previsioni di utile 2010-2011 sui 500 milioni di euro. Poco meglio le banche di medie dimensioni: Banco popolare -2,75%, Monte di Paschi -2,47%, Popolare di Milano -2,02%, Ubi -1% nell’ultimo giorno di ricapitalizzazione da un miliardo. Fuori dal paniere, Banca Intermobiliare cade del 3%, Carige perde il 4,05%, Credem il 2,1%. In affanno anche il risparmio gestito e le assicurazioni: Azimut cala del 3,91%, Mediolanum del 2,34%, Banca Generali del 4%, la casa madre triestina arretra del 2,64%. Controtendenza la rivale Fonsai, che dopo il tonfo di ieri tiene il prezzo (+0,3%), mentre la controllata Milano assicurazioni cede un altro 12,46%.

    Tra i pochi titoli in rialzo, come nel resto d’Europa, ci sono quelli automobilistici. Pirelli guadagna il 2,43%, Camfin il 3,23%, Piaggio +3,65%. Cedente la scuderia Fiat: l’auto -1,42%, Industrial -1,16%, Exor -2,79%. C’è denaro anche sui titoli del lusso, nel giorno della quotazione di Prada a Hong Kong. Tod’s sale del 2,93%, Piquadro del 2,6%. Discreta anche Atlantia (+0,63%), nel giorno in cui il Consiglio di Stato francese ha dato ragione al gruppo italiano e al governo di Parigi sul ricorso contro lo stop ad una gara. Fra i titoli minori brilla Seat (+2,78%), per la prossima ristrutturazione del debito.
    Wall Street apre debole, poi passa in negativo. Apertura debole per Wall Street. Il Dow Jones sale dello 0,03% a 12.051,96 punti, il Nasdaq avanza dello 0,02% a 2.681,44 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,20% a 2.680,92 punti. Successivamente, la piazza di New York ha girato in campo negativo segnando -0,66% a 11.974,31 punti.


  • Grecia, c’è l’accordo sul piano di austerityaggiustamento per 28,4 miliardi di euro

    Grecia, c'è l'accordo sul piano di austerity aggiustamento per 28,4 miliardi di euro Il primo ministro greco George Papandreou

    BRUXELLES - La Grecia ha raggiunto un accordo con la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Banca centrale europea (Bce) sugli ultimi dettagli di un nuovo piano di austerity fino al 2014. Lo ha annunciato la Commissione Ue in un comunicato. 

    Il programma di austerità, che prevede un aggiustamento di 28,4 miliardi di euro, dovrà essere approvato dal Parlamento greco entro il 30 giugno e sbloccherà un nuovo piano di aiuti finanziari destinati a evitare la bancarotta di Atene e un ampliamento della crisi a tutta l’eurozona. Domenica scorsa l’eurogruppo aveva rinviato il via libera agli aiuti in attesa di queste misure.

    "I capi missione della Commissione europea, dell’Fmi, della Bce (la troika) e le autorità greche hanno concluso un accordo sulla totalità dei provvedimenti per ripianare il deficit di bilancio per il periodo 2011-2014".

    "Una volta attuati", i provvedimenti convenuti fra la cosiddetta troika e e le autorità di Atene, permetteranno alla Grecia, secondo la Commissione, "di raggiungere gli obiettivi stabiliti e di mantenersi sulla buona via".

     


  • Fisco, Camusso boccia le 3 aliquote"Governo partito con il piede sbagliato"

    Fisco, Camusso boccia le 3 aliquote "Governo partito con il piede sbagliato" Il segretario della Cgil Susanna Camusso

    ROMA – "C’è bisogno di una manovra subito, ma non quella che sta pensando il ministro dell’Economia, che è fatta di soli tagli". Così il segretario della Cgil Susanna Camusso mette i paletti al provvedimento di riordino dei conti che il governo è in procinto di varare prima dell’estate. Un provvedimento che, nelle intenzioni, dovrebbe essere accompagnato dall’attesa riforma fiscale chiesta a gran voce dall’alleato leghista. "Se lo schema è quello che si è letto in questi giorni delle tre aliquote, allora il governo è partito con il piede sbagliato. In questo modo ne beneficerebbero soltanto i redditi sopra i 75mila euro", ha spiegato Camusso, che ha elencato anche le proposte del sindacato. "Occorre spostare i pesi della pressione fiscale, abbassandola sul lavoro dipendente e sulle pensioni e alzandola sui grandi patrimoni. Bisogna portare -  ha aggiunto il segretario – la tassazione delle rendite finanziarie allo stesso livello degli altri paesi europei e redistribuire questo gettito sulle fasce di reddito più basse".

    "Tracciabilità a 500 euro". La Camusso ha poi messo a fuoco alcune linee di azione che dovrebbero accompaganre la riforma. "Bisogna rafforzare la lotta all’evasione attraverso un maggiore coinvoligimento di comuni e regioni, stroncare il lavoro sommerso portando la tracciabilità dei pagamenti a 500 euro e rendendo il caporalato reato penale". Per quanto riguarda l’Iva, il segretario della Cgil si è detta scettica sull’innalzamento delle aliquote perché – ha osservato -  "si rischia che il grande carico riguardi le fasce deboli come quella degli incapienti nella no tax area". La Camusso ha poi sottolineato che bisognerebbe incidere sugli emolumenti dei parlamentari e dei membri delle assemblee regionali per i quali, ha spiegato, "bisognerebbe tornare a un regime pensionistico normale, abolendo i vitalizi".

    La discussione sui contratti. In vista dell’incontro di venerdì con Cisl, Uil e Confindustria sul tema della rappresentanza e dell’esigibilità dei contratti, Cgil apre alla possibilità di trasferire nel privato le regole che valgono nel pubblico impiego: "Si può fare un accordo con queste caratteristiche: nel settore privato la base per la certificazione degli iscritti siano i dati associativi riferiti alle deleghe rilevabili dall’Inps (come accade nel pubblico impiego, ndr) e i consensi elettorali riservati alle rsu. Bisogna poi trasmettere i dati al Cnel come ente certificatore. Poi i percorsi di definizione delle piattaforme proposti dalle segreterie sindacali siano sottoposti alla consultazione di tutti i lavoratori". Il segretario della Cgil ha ricordato che "questi principi stanno nella piattaforma unitaria del 2008".  La Camusso ha poi ricordato che la Costituzione parla di efficacia erga omnes per i contratti nazionali. Di fatto quindi i contratti aziendali non dovrebbero poter essere sostitutivi rispetto alla contrattazione nazionale. "Siamo disponibili – ha concluso – ad affrontare la discussione sui contratti un minuto dopo la definizione di una norma generale sulla rappresentanza".




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