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  • Via libera al pacchetto carceriSeverino apre all’amnistia

    Via libera al pacchetto carceri Severino apre all'amnistia Paola Severino 

    ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato i provvedimenti per l’emergenza carceri, insieme ad alcune misure per velocizzare la giustizia civile, messe a punto dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Il ‘pacchetto’ prevede diverse misure normative per affrontare l’emergenza dei penitenziari con ampliamento della possibilità di detenzione domiciliare. Approvate anche le misure per il processo penale e per quello civile, che erano all’ordine del giorno. "Quelli che abbiamo approvato sono provvedimenti di emergenza, misure doverose, necessarie e urgentissime, ma la soluzione definitiva non può venire da queste norme, che sono un tampone, bensì da una riforma del sistema carcerario" spiega il Guardasigilli. Che pronuncia parole destinate a far rumore: "’Io non ho mai escluso che l’amnistia e l’indulto siano dei mezzi che contribuiscono ad alleviare l’emergenza carceri, ma ho sempre detto che non sono dei provvedimenti di matrice governativa: se questa indicazione verrà dal Parlamento io non la contrasterò".

    Tra i primi effetti del pacchetto, l’uscita progressiva dal carcere di circa tremilatrecento detenuti, per effetto del decreto che alzerà fino a 18 mesi la pena residua che si può scontare ai domiciliari. Inoltre sancisce l’uscita dal circuito carcerario per gli arrestati in flagranza di reato, e in generale di quanti alimentano il fenomeno delle cosiddette ‘porte girevoli’, entrando in carcere per la sola immatricolazione per poi essere scarcerati o inviati ai domiciliari. In questo caso il beneficio sarebbe di circa 21mila detenuti ‘di passaggio’ in meno ogni anno negli istituti detentivi italiani.  Assegnati, inoltre, 57 milioni per l’edilizia carceraria. mentre per il ministro "occorre valutare se estendere il sindacato di controllo dei parlamentari" alle celle in cui si trovano le persone arrestate in attesa della convalida da parte del magistrato.

    I numeri. Il Governo stima che con il decreto legge in vigore potranno esserci fra i 15 ed i 20mila detenuti in meno. Attualmente ci sono nelle carceri italiane circa 67mila detenuti per circa 45mila posti. "Non possiamo quantificare con esattezza – dice Severino – quanti detenuti usciranno. La norma che riguarda le ‘porte girevoli’ per coloro che vengono arrestati per soli tre giorni riguarda 15-18mila detenuti. La norma che consente di scontare gli ultimi 18 mesi di pena agli arresti domiciliari riguarda 3mila persone".

    Basta "porte girevoli".
    "Nel giro di 48 ore una persona saprà se dovrà andare in carcere, agli arresti domiciliari o in libertà" dice il ministro della giustizia che si riferisce al "fenomeno delle porte girevoli: vi sono circa 21 mila detenuti che entrano ed escono dal carcere nel giro di 3 giorni. Abbiamo pensato ad una soluzione nella quale il soggetto arrestato, limitandoci a reati di offensività limitata e contenuta e quindi non di allarme sociale, vengano portati direttamente ai luoghi di custodia e nel giro di 48 ore dal giudice che convaliderà l’arresto". Poi, spiega, ci sarà la libertà, gli arresti domiciliari o il carcere senza però passare per quella "ritualità faticosa e umiliante del passaggio in carcere. E’ una difesa sociale e dei diritti di chi viene arrestato". Oggi, ricorda, "il periodo è più o meno il doppio, ora il periodo è abbreviato e non v’è passaggio in carcere". Per Severino "entrare e uscire dal carcere in tre giorni vuol dire creare problemi umanitari, sociali e di sovraffollamento".

    Più domiciliari.
    Per i reati con una pena massima fino a 4 anni sarà possibile a discrezione del giudice applicare la condanna alla "reclusione detentiva ai domiciliari" spiega Paola Severino. "Si passa dal sistema cautelare preventivo – spiega il ministro – al sistema penale vero e proprio, prevedendo accanto alla sanzione della reclusione la reclusione domiciliare, con la prescrizione di particolari modalita’ di controllo: non dei mezzi elettronici, che non ritengo opportuno attivare perchè devono ancora essere sperimentati e dimostrare di avere costi inferiori alla detenzione carceraria". Stando alle previsioni con l’estensione dei domiciliari a chi ha davanti a sè ancora diciotto mesi di detenzione si risparmieranno 375 mila euro al giorno.

    "C’è stata collegialità".
    Il criterio della assoluta collegialita’ è stato pienamente mantenuto anche in questa importantissima occasione – ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino – E’ stato approvato un pacchetto di riforme alcune per l’emergenza carceri", altre riguardano "diritto ed economia" ed "efficienza della giustizia". Rappresentano "le linee portanti che avevo avuto modo di illustrare nelle commissioni di Camera e Senato e che    costituiscono il contenuto di tre gruppi di provvedimenti". "Il sovraffollamento delle carceri è il primo dei miei pensieri ed è per questo che ho scelto lo strumento del decreto legge – continua il ministro della Giustizia – E’ tempo di mettere mano ad una seria riforma del sistema penitenziario ma sarei una sognatrice se pensassi di poterlo fare con le forze che mi accompagnano e con i tempi brevi di questo governo".

    Controllo sui fondi.
    "Sarà mia cura -afferma il Guardasigilli – garantire che questo denaro venga speso nel migliore dei modi. Dobbiamo completare delle opere a buon punto di realizzazione, vi sono carceri costruiti a tre quarti, padiglioni che dovrebbero consentire un ampliamento il cui completamento dovrebbe esse4e realizzabile con questo stanziamento. Sono pronta a dare conto di ogni euro che verrà speso, deve essere speso per soluzione problema edilizia carceraria, nei limiti di quello che si può fare con questi mezzi".

    Circoscrizioni giudiziarie.
    "Una giustizia del giudice di pace che funziona meglio è una giustizia più vicina al cittadino e che ha una estrema importanza" continua Severino che ha dato il via libera alla "revisione delle circoscrizioni in attuazione della delega già conferita, iniziando dai giudici di pace, per non avere sprechi"

    Le polemiche. "Non è concepibile un provvedimento in materia di custodia cautelare così come ipotizzato dal Governo Monti, significherebbe abbassare la guardia nei confronti del crimine ed uno schiaffo all’impegno delle forze dell’Ordine che già adesso è oltre il limite"afferma in una nota Filippo Ascierto, parlamentare del Pdl. ma dal partito di Berlusconi si alzano altre voci critiche: "Dal foverno provvedimenti inaccettabili" dicono i parlamentari del Pdl Alfredo Mantovano e Guido Crosetto. Per il leghista Sergio Divina il ddl è "un indulto mascherato". Disco verde dal Pd: "Apprezziamo innanzitutto l’approccio innovativo imperniato prevalentemente su un uso più esteso delle misure alternative alla detenzione, sull’indirizzo di depenalizzare quei reati che non rappresentano grave allarme sociale e sul principio di maggiore garanzia e legalità nell’uso della custodia cautelare".


  • Regioni, fra 3 anni benefici dai tagliLazio e Sicilia, ma quale sobrietà

    Regioni, fra 3 anni benefici dai tagli Lazio e Sicilia, ma quale sobrietà I governatori di alcune Regioni durante un incontro a Palazzo Chigi 


    ROMA
    – Abolizione del vitalizio dei consiglieri, una sforbiciata alle spese di funzionamento, in qualche caso anche un taglio al  numero di scranni delle assemblee. Dalle Regioni, nelle ultime settimane dell’anno appena trascorso, è arrivata una raffica di impegni e buoni propositi sul tema del taglio ai costi della politica. Uno stile imposto anche dal rigore delle ultime manovre, oltre che dal clima di indignazione montante nel Paese. Un trend "virtuoso" sicuramente esiste, ma qual è la portata delle scelte fatte? E la stagione degli sprechi è davvero finita? Spulciando nei bilanci regionali si scoprono diversi comportamenti in controtendenza, enormi differenze tra un ente e un altro. Ma soprattutto si capisce che il grosso dei sacrifici è rinviato alla prossima legislatura.

    PARLAMENTI REGIONALI, DATI IN SINTESI
     
    Addio ai vitalizi, ma dal 2015. Nelle ultime settimane alcune Regioni (Sardegna, Sicilia, Fiuli Venezia Giulia, Toscana) hanno deciso  il taglio dei consiglieri, adeguandosi a quanto previsto dalla manovra d’agosto. Altre (come le Marche, la Valle d’Aosta, la Toscana) hanno votato una riduzione di benefit o di spese di trasferta. Il segnale più significativo del nuovo corso è però l’abolizione delle "pensioni" dei consiglieri regionali. Una decisione presa il 27 ottobre dalla Conferenza delle assemblee regionali d’intesa con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. L’impegno era di tradurre in legge questa scelta sull’addio ai vitalizi nel giro di sei mesi: quindici Regioni si sono già adeguate, le altre si preparano a farlo. Il nuovo sistema, però, entrerà in vigore ovunque solo nella prossima legislatura, a partire dal 2015. Quindi i benefici del passaggio al contributivo si vedranno dal 2020, cioè tra ben otto anni, mentre consiglieri e assessori attuali conserveranno le stesse regole. Insomma, sacrifici sì ma da parte di chi sarà eletto in futuro. "Non potevamo fare di più, non è possibile toccare i diritti acquisiti", è stata la spiegazione fornita da Nord a Sud. Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani – partito da sempre in prima fila sul tema dei costi della politica – è tranchant: "Almeno i parlamentari hanno toccato il regime attuale: il nuovo sistema contributivo pro rata, per deputati e senatori, entrerà in vigore già dal 2012. Le Regioni, invece, hanno scelto la logica del rinvio".
     
    Indennità salve dai tagli delle Camere? In alcune finanziarie regionali approvate negli ultimi giorni è spuntato intanto un articolo che suscita perplessità e sospetti. Dal Friuli-Venezia Giulia al Lazio, dal Piemonte alla Lombardia fino alla Puglia è stata approvata una norma che sgancia le indennità dei consiglieri da quelle dei parlamentari. D’ora in poi saranno vincolate solo all’adeguamento Istat (in Piemonte, in realtà, congelato fino al 2013). Forse un modo per salvare gli stipendi dei consiglieri regionali dai tagli che dovrebbero essere approvati, entro gennaio, sia alla Camera che al Senato?  Le polemiche hanno investito soprattutto il Lazio (anche per altre scelte molto discusse della giunta Polverini) e la Puglia, dove il governatore Vendola è stato costretto a intervenire garantendo: "Un secondo dopo che il Parlamento avrà modificato gli assetti retributivi, dovremo immediatamente adeguarci".

    Ma quale sobrietà. In questi ultimi giorni di tagli e rincari, ha fatto particolarmente scalpore la decisione della giunta Polverini di estendere l’assegno a vita – finora destinato solo ai consiglieri – anche agli assessori esterni, che nel Lazio sono addirittura 14. Un’operazione che potrebbe costare alla Regione un milione di euro (anche la giunta ligure guidata da Claudio Burlando ha avuto qualche grattacapo sulla questione dei membri esterni della giunta). Sempre restando alla cronaca degli ultimi giorni, si segnala il record di consulenze della Regione Sicilia: 13 al mese – l’ultima a poche ore dal Natale  -  per una spesa complessiva che supera il milione e 500 mila euro; e lo stop del commissario dello Stato alla legge con cui l’assemblea regionale siciliana dava il via libera a 1.600 assunzioni. Passando in Lombardia, fa rumore la notizia che l’agenzia di stampa del Pirellone costa da sola 1,7 milioni di euro. Episodi diversi, su e giù per la penisola. Segno però che alcune tendenze resistono anche in clima di austerity.

    Pianeti diversi. Analizzando i dati delle indennità, si scopre che c’è un abisso tra una Regione e l’altra: tra gli 11.400 euro di un consigliere sardo e i 5.600 euro percepiti da un consigliere in Emilia-Romagna (la prima ad abolire i vitalizi, già nel 2010). Così come si nota che l’Assemblea regionale siciliana, nel suo complesso, costa a ogni contribuente cinque volte il consiglio regionale lombardo e più del doppio di quello laziale e piemontese. E che le Regioni meridionali sono nelle primissime posizioni per gli stipendi percepiti dai loro presidenti. Ma, al di là delle differenze, di sicuro moltissimo nel 2012 può ancora essere fatto.
     


  • Crescita ed equità socialeLe parole più votate sono quelle di Monti

    Crescita ed equità sociale Le parole più votate sono quelle di Monti Dalla mostra fotografica sui 150 anni dell’unità d’Italia 

    ROMA"Equità sociale e crescita" è lo slogan più cliccato dai lettori di Repubblica.it nel sondaggio sulle parole chiave del tempo nuovo: la fase, politica ma anche culturale, che si è aperta dopo la fine del governo Berlusconi. In tutto hanno votato  60 mila persone e quest’opzione è stata scelta dal 13 per cento dei partecipanti. Subito dopo, in seconda posizione con il 12 per cento delle preferenze, c’è un altro binomio. Sulla stessa lunghezza d’onda. E’ "rigore e giustizia sociale". Non ci sono dubbi, insomma, su quali siano i valori considerati fondamentali, in qualche modo emblematici sul piano della discontinuità. Massimo Arcangeli, che dirige l’Osservatorio linguistico della Zanichelli, analizza le risposte fornite nel sondaggio del nostro sito.

    TABELLA – I RISULTATI DEL SONDAGGIO

    "In queste risposte c’è la lettura della crisi – dice Arcangeli – c’è la richiesta pressante di una riduzione delle diseguaglianze. C’è il segnale che le sperequazioni sono avvertite come sempre più intollerabili. C’è dentro la domanda di una redistribuzione delle ricchezze, di un taglio dei privilegi della politica, c’è anche la consapevolezza che ci si prepara a un periodo difficile, di sacrifici. Ma mi ha colpito anche la scelta ricorrente della parola dignità (ndr, votata dal 7 per cento, quinto posto nella classifica del sondaggio). Si reclama, secondo me, un recupero di dignità della persona, che passa anche attraverso una riqualificazione del lavoro, contro la frustrazione per lo struttamento e l’ipocrisia della flessibilità a tutti i costi".

    Crescita ed equità sociale – le parole più votate – sono le stesse scelte da Mario Monti per il suo primo discorso dopo l’incarico, il 13 novembre, al Quirinale. E nel primo intervento davanti al Senato, durante il dibattito sulla fiducia. "Non è un caso – dice il linguista – è la prova che il neopremier, al di là del grigiore un po’ professorale, ha saputo scegliere la chiave giusta. Parla un linguaggio di verità. Dietro il concetto di equità c’è l’ineluttabilità dei sacrifici in vista. Ma parlando di crescita Monti sa uscire dal pessimismo e dalla rassegnazione, e dare una spinta forte a reagire". 

    A proposito, nel sondaggio le opzioni che contengono le parole futuro, ottimismo, fiducia, riscatto sono le meno votate. "Indubbiamente questo evidenzia una componente di pessimismo – dice Arcangeli – ma io ci vedo anche un segno di discontinuità positivo. Si dice basta all’ottimismo di facciata, alle parole svuotate di contenuto, per ripartire da un principio di verità".

    Tra gli slogan più votati – terza e quarta posizione – ci sono "il tempo dell’essere dopo gli anni dell’apparire" e "mai più", che appaiono evidentemente polemici rispetto all’era del berlusconismo. "Indubbiamente – spiega il linguista – in queste risposte c’è la speranza che il berlusconismo sia veramente finito. Soprattutto per quella che è stata la sua quintessenza: il dominio dell’apparenza, basata su una comunicazione non molto diversa dalla pubblicità, a partire dalla promozione della vita stessa del leader alla stregua di un film. E’ un basta all’uso delle parole svuotate di significato". Questa forte insofferenza nei confronti del berlusconismo può rappresentare un handicap, in tempi di larghe intese? "Indubbiamente esiste una frattura nel Paese – conclude Arcangeli – ma non credo sia irriducibile. E, comunque, io tornerei al punto iniziale. La scelta di equità sociale e crescita come opzione più votata vuol dire che siamo pronti per la ripartenza. E’ un segnale di speranza". 


  • Per Berlusconi c’è rischio recessione"Ma la soluzione dipende all’Europa"

     Per Berlusconi c'è rischio recessione "Ma la soluzione dipende all'Europa"   

    AMELIA (TERNI) - Per Silvio Berlusconi la telefonata natalizia alla comunità incontro di Don Gelmini è una tradizione. E nelle veste di leader del Pdl, e non più di premier, il Cavaliere è tornato oggi a parlare di politica. Difendendo, come sempre, l’operato del suo governo. "Noi fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di alzare le imposte. Ora invece con queste nuove tasse il rischio è di comprimere i consumi e indurre in recessione l’economia. Ma la soluzione non dipende da noi nè dal governo nazionale, ma dall’Europa".

    Berlusconi ha parlato di un Pdl in "ottima forma". "Voglio ricordare a noi stessi – ha detto – che siamo sempre il partito di maggioranza in Parlamento e che i sondaggi ci danno in forte anzi fortissima ricrescita, perchè gli italiani sono preoccupati".

    Poi una battuta sulle possibili intese per le riforme. "Davvero abbiamo bisogno di un grande cambiamento, una grande riforma dell’architettura istituzionale per potere rendere governabile il nostro Paese. Se riusciremo a farlo in questo tempo che ci divide dalla fine della legislatura potremo veramente dire che abbiamo fatto qualcosa di grande e di importante".


  • Manovra, sindacati in piazza a Montecitorio"La partita delle pensioni non è chiusa"

    Manovra, sindacati in piazza a Montecitorio "La partita delle pensioni non è chiusa" Il segretario della Cisl Raffael Bonanni (ansa)

    ROMA - Il capitolo-pensioni "non è una partita chiusa. Il governo lo sappia. Quella è una partita che va riaperta e bisogna trovare delle soluzioni". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, oggi a Montecitorio a conclusione dei presidi unitari per protestare contro la manovra economica del governo.

    "Non vorremmo scoprire che l’unica riforma che si farà in Italia è quella delle pensioni", ha aggiunto il leader della Uil, Luigi Angeletti, chiedendo più garanzie per il mondo del lavoro "quello che rema in questo Paese". "Noi, i lavoratori – ha detto – siamo quelli che remano, gli altri sono passeggeri e spesso non pagano nemmeno il biglietto".

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    Per questo secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni,  "c’è bisogno di un accordo tra governo e forze sociali, sostenuto dai partiti". Un accordo che deve avvenire però in maniera trasparente perché "fuori da questa logica ci sono le corporazioni e le lobby: il governo scelga da che parte stare". Monti, ha detto ancora la Camusso, "deve discutere con le parti sociali" perché "è l’unico modo per costruire equità, quella equità che non c’è stata nella manovra e di cui il paese ha bisogno". "La partita non è chiusa – ha aggiunto – e se il governo pensa che basta andare dritto, troverà degli ostacoli contro cui andrà a sbattere".

    "I mercati – ha sottolineato Bonanni – non credono a un paese che impoverisce i lavoratori e tassa i poveri, lo spread aumenta perché nessuno crede che questi provvedimenti faranno crescere il paese". Dai sindacati arriva poi l’invito a mettere mano alla riforma fiscale. "La vera riforma strutturale che andrebbe fatta in questo paese per sostenere la crescita, di cui non vi è traccia nella manovra del governo e che invece noi rincorriamo da anni è quella fiscale", hanno ribadito i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. "Noi – affermano all’unisono Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, luigi Angeletti e Giovanni Centrella – abbiamo bisogno di diminuire le tasse sul lavoro, perché questo è l’unico incentivo a far diventare il lavoro conveniente. Questa è la vera sfida del governo se davvero vuole migliorare il nostro paese".

    "C’è una strada che il governo può prendere – ha aggiunto la Camusso – intervenire sul cuneo fiscale, cioè tornare a discutere delle grandi ricchezze e della patrimoniale, per abbassare il peso fiscale sui pensionati. Se non si salvano le condizioni dei lavoratori e dei pensionati, non si salva il paese".

    Solidarietà con la mobilitazione dei sindacati è arrivata dal responsabile economico del Pd Stefano Fassina.  "Le organizzazioni che rappresentano e ricevono ogni mese la fiducia di oltre 10 milioni di uomini e donne, al lavoro, spesso precario, ed in pensione vanno ascoltate, innanzitutto dal governo", ha commentato l’esponente democratico.

    Sul tema della crisi economica da registrare oggi anche l’intervento del presidente del Senato Renato Schifani. "Ora servono liberalizzazioni organiche, con un pacchetto complessivo, non soltanto per singoli settori", ha detto nel corso di una visita alla base militare italiana Shama in Libano riguardo. "Gli italiani – ha continuato – stanno già sostenendo grandi sacrifici e adesso occorre avere il coraggio di riforme serie, strutturali, profonde, coraggiose".

    Casini. "In tanti mi chiedono perchè lo spread non scenda rispetto ai livelli del governo Berlusconi. La risposta è semplice: ieri la Bce comprava miliardi di titoli di stato per sostenere l’offerta, oggi non più. Procediamo con le nostre gambe!" così il leader udc, Pier Ferdinando Casini sul suo profilo Facebook.
     


  • Minzolini, ricorso d’urgenza per il reintegro "Darò battaglia legale, come ha fatto Santoro"

    Minzolini, ricorso d'urgenza per il reintegro  "Darò battaglia legale, come ha fatto Santoro" Augusto Minzolini (ansa)

    ROMA – Augusto Minzolini non si arrende e annuncia battaglia, proprio come ha fatto in passato Michele Santoro. "Sono diventato un azzeccagarbugli. Mi hanno proposto di andare a New York, ma per ora non accetto nulla e vado avanti con il ricorso. Uso gli stessi metodi dell’azienda. Ora capisco Santoro con i suoi ricorsi e i tribunali…", spiega alla Zanzara di Radio24 l’ex direttore del Tg1, rimosso dall’incarico dopo il rinvio a giudizio per peculato. La prima mossa, anticipata dai suoi legali, gli avvocati Nicola Petracca e Federico Tedeschini, è quella di presentare ricorso d’urgenza "al fine di ottenere anzitutto la sua reintegrazione nelle funzioni di direttore del Tg1".

    "Hanno applicato per la prima volta una norma che è inapplicabile solo per farmi fuori" e, aggiunge il ‘direttorissimo’, quanto alla contestata carta di credito, "hanno applicato alla lettera una circolare interna solo con me e il colmo è che le spese di rappresentanza io alla fine le ho rimborsate mentre la Rai le ha scaricate fiscalmente. La Rai ci ha guadagnato, non è un paradosso?".

    In termini legali, gli avvocati Petracca e Tedeschini sostengono che "la legge n. 97/2001, che la Rai ha inteso applicare" nella rimozione dell’ex direttore del Tg1, "non appare conferente alla vicenda concreta e comunque, in generale, applicabile al rapporto di lavoro dei dipendenti Rai". Tale normativa, scrivono ancora i due difensori, "ha avuto, per quanto noto, una rarissima applicazione nel corso della sua vigenza" e "l’unico arresto giurisprudenziale reperito in tema afferma il principio che il rinvio a giudizio del pubblico dipendente non può comportare in via automatica (e, dunque, a prescindere da ogni valutazione dell’opportunità del provvedimento) l’adozione della misura del trasferimento d’ufficio o della sospensione dal servizio: valutazione che, nel caso di specie, è stata totalmente omessa, anche in violazione dei consolidati principi recati dalla legge n. 241/1990".

    Minzolini si scaglia poi contro il suo principale avversario all’interno della Rai, il presidente del Consiglio di amministrazione Paolo Garimberti. "Il tg più brutto? Ma Garimberti da quale cattedra parla? Io nella mia carriera ho fatto diversi scoop e sono finito anche sulla Treccani, di Garimberti non ricordo nulla".

    Anche sulla vicenda della sfida con Enrico Mentana, l’ex direttore si toglie un sassolino. Tutti, dice, parlano del telegiornale de La7, "ma se io avessi fatto un tg come quello, con il 42 per cento di politica, sarei sceso al 13-14 per cento di share. Mentre un tg generalista come il Tg1 ha sofferto di un allargamento della scelta e del mercato".

    L’ex direttore del Tg1 ricorda quindi i suoi trascorsi politici. "Ero di sinistra – spiega – ma dopo l’episodio delle monetine a Craxi al Raphael sono cambiato. Non sopporto i linciaggi di piazza, insieme a quelli mediatici e giudiziari. Berlusconi ha incarnato un processo di modernizzazione che prima non esisteva. Si può dire che Berlusconi sia un rivoluzionario ed è stato sottoposto negli anni a un linciaggio mediatico e giudiziario. Al Tg1 penso di essere stato molto equilibrato e mai schierato. Ho contribuito al pluralismo, visto come è schierata l’informazione italiana; mi hanno emarginato anche perché ho dato informazioni che a molti non piacevano".


  • Monti, subito il Cdm per la "fase due"su lavoro e pensioni scontro con i sindacati

    Monti, subito il Cdm per la "fase due" su lavoro e pensioni scontro con i sindacati  (ansa)

    ROMA – E ora la "fase due". Natale in famiglia per Mario Monti a Milano, con messa di mezzanotte nella chiesa di san Francesco di Paola e passeggiata in parco Sempione. Ma il presidente del Consiglio è già in rientro a Roma per i primi appuntamenti in vista del Consiglio dei ministri convocato per mercoledì. Un segnale questo della riunione del governo in piene festività natalizie, che Monti ha chiesto ai ministri motivandolo con la necessità di mostrare attività e disponibilità del governo dopo i provvedimenti durissimi varati proprio alla vigilia di Natale.

    Pressato dagli stessi due partiti maggiori che sostengono il suo governo, il premier promette le prime proposte per la crescita già nei primi giorni dell’anno. Un passaggio stretto. Il Pd, in particolare, preme per una revisione della riforma previdenziale chiedendo di alleggerire le condizioni dei lavoratori che hanno iniziato l’attività molto presto. Richiesta che sembra, per ora, lontana dall’essere presa in esame. Ma che già è al centro dello scontro con i sindacati. 

    I segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl – parlando proprio davanti a Montecitorio nel presidio del giorno di Natale – lo hanno ripetuto secco: "La partita delle pensioni non è chiusa e la manovra è tutt’altro che equa. Per chiedere agli italiani di condividere i sacrifici occorrono profonde modifiche. E se il governo pensa che per risolvere i problemi basta andare dritto – avvertono – troverà ostacoli contro cui andrà a sbattere". E il messaggio – a confermare le pressioni dalla maggioranza – viene commentato dal responsabile economico del Pd Fassina con un: "Le organizzazioni che rappresentano e ricevono ogni mese la fiducia di oltre 10 milioni di uomini e donne, al lavoro, spesso precario, ed in pensione vanno ascoltate".

    E intanto non poteva non ascoltarli il ministro del Lavoro. Al centro della bufera, la Fornero ha almeno voluto assicurare che non è la modifica dell’articolo 18 il punto di partenza della manovra che il governo inizia a immaginare per la riforma del lavoro. "Ridare fiducia, proteggere il lavoratore e spingere le imprese ad investire". Dovrebbero essere questa le parole d’ordine per avviare la ripresa. Insieme alle prime scelte sulle liberalizzazioni.


  • Tremonti attacca la manovraPdl e Terzo Polo blindano Monti

    Tremonti attacca la manovra Pdl e Terzo Polo blindano Monti Pier Ferdinando Casini (ansa)

    ROMA – Nonostante le fibrillazioni, Mario Monti incassa il sostegno del Pdl e del Terzo Polo. E l’attacco dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Centrisi e pidiellini, almeno il loro segretario, rassicurano il premier sulla tenuta del suo governo. Tremonti ne boccia la mosse: "Troppe tasse e nulla sulla crescita. Possibile che serva una nuova manovra". Ipotesi che il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera smentisce: "Non c’è nessun’altra manovra in arrivo".

    "No al voto".
    "C’è chi di fronte all’emergenza minaccia, larvatamente o meno, le elezioni anticipate. Io dico che nessuno avrà il coraggio di portare il paese alle elezioni anticipate, nessuno avrà il coraggio di mandare a casa Monti" dice il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Contrario alle urne anche il segreterio del Pdl Angelino Alfano: "Se si andasse al voto domani, faremmo le elezioni in un tempo di crisi talmente grave per cui è meglio sostenere questo Governo che andare alle elezioni subito". Per il centrista Francesco Rutelli "le fibrillazioni o le crisi che ci sono nei maggiori partiti, Pdl e Pd, non porteranno a una rottura del governo, nel modo più assoluto, perchè se il governo affronta e risolve i problemi dell’economia del Paese non lo tocca nessuno. Se la situazione si dovesse aggravare non lo tocca nessuno. Nessuno avrebbe l’irresponsabilità di portare il Paese alle elezioni in una condizione così difficile". Chiude Gianfranco Fini: "Chi si prende la responsabilità di portare il Paese alle elezioni facendogli pagare un prezzo altissimo, finisce immediatamente sul banco degli imputati per irresponsabilità congenita". Anche per il presidente del Senato Renato Schifani il voto anticipato "non avrebbe senso" e prevede il via libera definitivo della manovra "entro Natale".

    Tremonti attacca la manovra.
    "La manovra andava fatta, l’avremmo fatta anche noi, era scritto nei documenti, magari con strumenti diversi e probabilmente non così sbilanciata dal lato delle tasse. Questo è oggettivo". Giulio Tremonti torna a parlare. L’ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi boccia le misure varate dall’esecutivo: "Il rigore poteva essere fatto riducendo soprattutto la spesa pubblica, come avevamo in mente noi". Poi l’ex ministro azzarda una previsione sul futuro: "E’ probabile che ci sia un’altra manovra. Io penso che non sia giusto farla, ma è possibile che serva". Scetticismo anche sulla riforma pensionista varata da monti: "ll sistema italiano è tra i più bilanciati e stabili d’Europa. La grande questione non è quella delle pensioni".

    L’ex ministro, inoltre, si leva qualche sassolino dalla scarpa: "Mi fa effetto vedere alcuni del Pdl che prima dicevano di ‘no’ a certe cose essendo al governo e adesso dicono di ‘si’ alle stesse cose non essendo al governo. Forse se avessero seguito prima una linea diversa, le cose sarebbero andate diversamente. Adesso evidentemente fanno penitenza".

    Poi l’annuncio dell’uscita di un suo nuovo libro a gennaio: "Dentro c’è un programma politico". Gelida la replica del segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Da parte di Tremonti era più dignitoso il silenzio degli ultimi giorni che le parole di oggi. E’ davvero incredibile che chi ci ha portati qui si rimetta a favoleggiare come se nulla fosse". Secco l’Idv: "Tremonti cerca di far dimenticare le sue  responsabilità e quelle dell’intero governo Berlusconi che hanno trascinato il Paese nel baratro".
    IL VIDEO DI TREMONTI

    "Terzo Polo alla guida del Paese". "La nostra ambizione è quella di guidare l’Italia" scandisce Casini. Che rivendica la ragione della nasciata della formazione centrista: "siamo nati per pacificare l’Italia, non per dividere mettendo insieme forze diverse. Il sostegno al governo Monti è la prova più consistente e credibile della svolta impressa alla politica italiana e il bipolarismo primitivo di coalizioni grandi messe insieme per vincere, ma non per governare, non funziona più". Orizzonte tratteggiato anche da Rutelli: "Puntiamo a far nascere una formazione unitaria". Più sfumato Fini: ‘Dopo il governo Monti il quadro politico cambiera’. E’ inevitabile. E il Terzo polo avrà la grande possibilità, se ne sarà capace, di contribuire al cambiamento".
     
    Fini. La manovra economica approvata nei giorni scorsa dalla Camera "era necessaria e non demagogica", ed è stata "migliorata in Parlamento confermando la centralità del Parlamento stesso e il ruolo delle forze politiche" che l’hanno sostenuta. Gianfranco Fini, intervenendo ad un convegno del Terzo Polo, ribadisce che Fli, l’Udc, l’Api, "hanno condiviso una posizione unitaria sulle politiche a sostegno delle famiglie, dei giovani e delle categorie più tartassate" ed ha aggiunto che sul fronte delle liberalizzazioni "le resistenze ci sono state e continueranno ad esserci ma andranno vinte". Poi il presidente della Camera torna sulla questione dei vitalizi ai parlamentari sottolineando che "bisognava fare uno sforzo per cancellare una stagione politica di privilegi non più tollerabili: adesso bisognerà continuare su questa strada per cancellare i costi non della politica, che è una espressione che non mi piace, ma dei costi degli apparati".
     


  • Berlusconi avverte Monti"Ci consulti, o non ci stiamo"

     Berlusconi avverte Monti "Ci consulti, o non ci stiamo"  Silvio Berlusconi e Mario Monti 

    ROMA – Nuovo ‘avvertimento’ dell’ex premier a Mario Monti. "Deve consultare il Pdl, perché siamo la maggior forza che lo sostiene. E se si va avanti con questa imposizione fiscale, le elezioni diventano possibili". E ancora: "Con la manovra è andata così, l’abbiamo approvata per questioni di urgenza, ma a Monti l’ho detto: è stata la prima e l’ultima volta".

    La giornata del Cavaliere inizia con un incontro con il Professore a Palazzo Chigi. Una lunga colazione di lavoro, a cui ha partecipato anche Gianni Letta, i cui particolari sono stati raccontati dallo stesso Berlusconi nel corso dell’incontro per i saluti natalizi con gli eurodeputati del Pdl e poi la cena con i senatori del partito.

    Quasi un ultimatum: "Ci deve essere una consultazione preventiva con il Pdl, prima dei provvedimenti, altrimenti non ci staremo. La manovra per questioni di urgenza l’abbiamo approvata ma a Monti ho detto che è la prima e l’ultima volta. Siamo sempre il sostegno più importante di questa maggioranza e il governo dovrà relazionarsi con noi prima di portare qualsiasi provvedimento in Parlamento".

    Eccola quindi l’idea di una cabina di regia, "una consultazione permanente con i capigruppo e i segretari", per garantire "un ampio coinvolgimento dei partiti". Un’ipotesi a cui però il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ha incontrato il premier nel pomeriggio, avrebbe detto no. "Il regista ce l’abbiamo già, lasciamo stare la cabina…". 

    Nell’incontro, Berlusconi avrebbe anche chiesto al Professore garanzie sulle frequenze tv, ottenendo rassicurazioni sul fatto che il governo si prenderà tutto il tempo disponibile per approfondire la materia e che non agirà contro gli interessi di qualcuno ma solo a favore dei cittadini. E i due avrebbero parlato anche di riforma del mercato del lavoro e delle istituzioni.
     
    Silvio Berlusconi, sempre nei due incontri con i membri del Pdl, è poi tornato a chiedere compattezza nel partito. "Sulla manovra c’è stato qualche deputato che si è distinto proprio perché siamo un partito liberale, ma la stampa di sinistra ne ha approfittato per dire che siamo divisi". Un’eventualità che non deve più accadere.

    Quindi un riferimento alla possibilità di elezioni anticipate "se questo governo continua con questa imposizione fiscale e se la posizione della sinistra e i sindacati continua sulla linea della rigidità". E in questo caso, "si potranno verificare alcune condizioni": la prima sarebbe un accordo con l’Udc, "con cui vinceremo sicuramente"; l’altra è "se i sondaggi ci dicessero che possiamo vincere anche da soli". Ma per ora le elezioni rimangono un’ipotesi lontana anche se, come ribadisce l’ex premier più volte, "siamo noi gli arbitri di questa situazione".

    L’incontro Monti-Bersani. Quello con Monti è stato "uno scambio molto utile", ha riferito Bersani, aggiungendo che "abbiamo portato le nostre idee. Il Pd intende confrontarsi con lealtà, ma intende rendere chiari quelle che sono le sue idee, con lealtà e trasparenza".

    Infine, il segretario del Pd riferisce di aver affrontato il tema del lavoro con il premier, ma ponendo paletti ben precisi sui licenziamenti: "Qualcuno in giro pensa che licenziando si crei più lavoro, questa è un’assurdità e non credo sia assolutamente nelle intenzioni del governo" e di aver consigliato a Monti "di affrontare il tema della riforma del mercato del lavoro in un meccanismo di dialogo sociale".

     


  • Manovra al Senato, arriva la fiducia Gazzarra leghista con i fischietti

    Manovra al Senato, arriva la fiducia  Gazzarra leghista con i fischietti Mario Monti (lapresse)


    ROMA
    – Il via libera del Senato alla manovra economica è atteso per domani pomeriggio, giovedì, intorno alle 15. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo fissando la discussione generale sulla fiducia per domani mattina alle 9. Intorno alle 12.30 interverrà il premier, Mario Monti. La discussione generale inizerà intorno alle 13 con diretta tv. La prima chiama sul voto finale inizierà quindi intorno alle 14 e per le 15 la manovra dovrebbe essere approvata.

    Prima della riunione dei capigruppo il governo aveva formalizzato l’intenzione di porre la questione di fiducia sul decreto con le misure anticrisi anche al Senato. L’annuncio del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda in Aula ha scatenato la protesta della Lega, anche con fischietti molto rumorosi. Dura la reazione del presidente del Senato Renato Schifani: "E’ uno scempio. Dovreste vergognarvi, state trasformando il Parlamento in uno stadio". ha lamentato Schifani.

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    "Stasera nell’aula del Senato la Lega ha inscenato una gazzarra di chiarissima marca squadrista. E’ un segno di nervosismo e di disperazione politica", ha rincarato il senatore Luigi Zanda, vice presidente del Gruppo Pd a Palazzo Madama.

    L’attacco di Calderoli. Precedentemente il Senato aveva respinto a larghissima maggioranza la pregiudiziale di costituzionalità presentata dalla Lega. L’assemblea si è espressa per alzata di mano, contro il testo illustrato in aula da Roberto Calderoli.  "La manovra – dice l’ex ministro leghista – non è procedibile perchè è figlia di un governo illegittimo non eletto dai cittadini. Il ragionier Monti  non è stato eletto mai, nemmeno in una assemblea condominiale e la sua manovra è razzista verso il Nord perché discrimina la Padania". Poi l’attacco diretto al premier: "Dia le dimissioni, perchè diversamente ci sarà tanta gente, operai, pensionati, piccoli imprenditori, che la verranno a prendere a casa".

    A contestare le tesi del Carroccio è stato il costituzionalista del Pd, Stefano Ceccanti: "Facciamo finta che ci sia una pregiudiziale – dice il democratico -  perchè in realtà non c’è. Abbiamo assistito a un comizio sul merito del decreto che non dice nulla sua sua costituzionalità".

    Sostegno al governo arriva da Italia Futura, l’associazione legata a Luca Cordero di Montezemolo: "Il compito che attende l’esecitivo è enorme, dobbiamo sostenerlo, perchè la resistenza di chi vuole che tutto resti com’è ha già iniziato a frenarne l’azione".



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